L’apicoltura italiana in numeri
Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2026
Apicoltori, alveari, produzione, costi e mercato del miele: dati aggiornati al 2026.
Quanti apicoltori ci sono in Italia? Quanti alveari vengono censiti? Quanto miele produciamo davvero e quanto ne importiamo? Le risposte cambiano a seconda dell’anno, della fonte e soprattutto del metodo utilizzato.
Questa pagina raccoglie i dati più recenti disponibili sull’apicoltura italiana e li presenta indicando sempre il periodo di riferimento. Non è una fotografia immobile: sarà aggiornata quando verranno pubblicati nuovi censimenti, report produttivi o dati di mercato.

I numeri principali dell’apicoltura italiana
La fotografia nazionale più recente pubblicata dall’Osservatorio Nazionale Miele riporta 78.017 apicoltori, 1.554.475 alveari e una produzione di Miele nel 2025 stimata in 30.992 tonnellate.
Questi numeri, però, non devono essere letti come se provenissero tutti dallo stesso conteggio. Gli apicoltori e gli alveari derivano dai dati anagrafici disponibili; la produzione viene invece stimata attraverso un sistema di monitoraggio, interviste aziendali, rese per tipologia di miele e successiva elaborazione statistica.
Le elaborazioni originali ApiBuzz
I dati pubblicati dagli enti descrivono il settore; mettendoli in relazione emergono aspetti che nelle fonti non vengono normalmente presentati. Le elaborazioni seguenti sono state calcolate da ApiBuzz sui valori citati in questa pagina. Non sono nuovi censimenti e non sostituiscono le fonti originarie.
| Elaborazione ApiBuzz | Risultato | Come va interpretata |
|---|---|---|
| Alveari censiti per apicoltore | 19,9 | Media aritmetica: non descrive la forte differenza tra hobbisti e grandi aziende |
| Produzione 2025 in vasetti da 500 g | 61.984.000 vasetti | Conversione teorica dell’intera produzione, non numero di vasetti realmente confezionati |
| Maggiore produzione 2025 rispetto al 2024 | 9.142 tonnellate | Equivale teoricamente a 18.284.000 vasetti da 500 g in più |
| Produzione nazionale 2025 per residente | 526 g | Poco più di un vasetto da 500 g per ogni residente |
| Importazioni 2025 per residente | oltre 441 g | Rapporto dimensionale; non coincide con il consumo individuale di miele estero |
| Alveari produttivi impliciti nella resa media | circa 1.154.000 | Denominatore matematico ricavato da produzione e resa, non un dato di censimento |
| Rapporto tra alveari produttivi impliciti e censiti | circa 74,2% | Spiega matematicamente la diversa resa media, ma non misura quanti alveari siano rimasti improduttivi |
| Quota italiana degli apicoltori dell’UE | circa 11,3% | Elaborata sui dati europei omogenei del 2024: circa un apicoltore UE su nove è italiano |
| Copertura del costo economico ai prezzi all’origine osservati | circa 43-54% | Confronto indicativo tra prezzi 2026 di 4,20-5,25 €/kg e costo medio 2023-2024 di 9,70 €/kg |
Per i rapporti pro capite è stata utilizzata la popolazione residente in Italia al 31 dicembre 2025, pari a 58.942.828 persone secondo l’ISTAT. Il dato rende comprensibili le grandezze, ma non costruisce un bilancio alimentare: produzione, importazioni, esportazioni e scorte seguono tempi e destinazioni differenti.

Quanto è rappresentativo il monitoraggio produttivo?
Nella fase preliminare del Report 2025 il monitoraggio comprendeva più di 400 aziende con circa 168.000 alveari. Rapportando questi valori alla fotografia nazionale, il campione coinvolgeva almeno lo 0,5% degli apicoltori, ma circa il 10,8% degli alveari censiti.
La differenza è informativa: il monitoraggio intercetta soprattutto imprese con una consistenza media molto superiore a quella dell’intero universo degli apicoltori. È utile per stimare la produzione commerciale e le rese, ma non deve essere letto come un campione casuale di tutti gli operatori italiani.
Quanti apicoltori e alveari ci sono in Italia?
Il dato nazionale esposto nel 2026 dall’Osservatorio è di 78.017 apicoltori e 1.554.475 alveari. Il semplice rapporto tra i due valori restituisce circa 20 alveari per apicoltore, ma sarebbe sbagliato immaginare un settore composto da aziende tutte simili.
L’apicoltura italiana presenta infatti una struttura fortemente polarizzata:
- moltissimi operatori possiedono pochi alveari e praticano un’apicoltura familiare o di piccola scala;
- una quota molto più ridotta di aziende gestisce una parte consistente del patrimonio apistico destinato alla produzione commerciale;
- le imprese nomadiste possono spostare gli alveari durante l’anno, seguendo le fioriture e modificando la distribuzione territoriale effettiva delle colonie.
La Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Zootecnica è lo strumento ufficiale nel quale devono essere registrate le attività di apicoltura e le postazioni degli apiari. Il Ministero della Salute precisa che devono essere registrati in BDN sia le attività apistiche sia gli apiari.
Il censimento, tuttavia, non coincide con una conta in tempo reale delle colonie vive. Sciamature, perdite, nuove famiglie, riunioni e spostamenti producono variazioni durante la stagione, mentre il censimento fotografa la consistenza dichiarata in un determinato periodo.
Perché l’Unione europea riporta un numero diverso?
La Commissione europea ha indicato per l’Italia 85.832 apicoltori nel 2024, contro 81.693 nel 2022. Nello stesso documento l’Italia risulta il terzo Paese dell’Unione per numero di apicoltori, dopo Germania e Polonia. La fonte europea è costituita dalle comunicazioni degli Stati membri previste dalla normativa della Politica agricola comune. Il totale dell’Unione raggiunge 758.194 apicoltori nel 2024. Commissione europea, Honey Market Presentation
Il dato europeo non è perfettamente sovrapponibile a quello nazionale dell’Osservatorio: cambiano il momento della rilevazione, il flusso amministrativo e il perimetro statistico. Non è quindi corretto sottrarre i due valori e interpretare la differenza come una crescita o una diminuzione reale. Per descrivere la situazione italiana corrente, in questa pagina utilizziamo come riferimento principale la fotografia dell’Osservatorio Nazionale Miele.
Quanto miele produce l’Italia?
Per la stagione apistica 2025 l’Osservatorio Nazionale Miele stima una produzione nazionale di 30.992 tonnellate. È un recupero netto dopo due annate difficili: la stima per il 2024 era di circa 21.850 tonnellate, mentre quella per il 2023 era compresa tra 21.000 e 23.000 tonnellate.
Prendendo come confronto il valore 2024, l’aumento stimato nel 2025 è di circa il 42%. Il miglioramento nazionale non significa però che tutti gli apicoltori abbiano avuto un’annata positiva. Le produzioni sono risultate molto diverse tra regioni, province e perfino apiari distanti pochi chilometri.
Il Report annuale 2025 dell’Osservatorio Nazionale Miele descrive infatti una stagione caratterizzata da marcata variabilità territoriale. Il monitoraggio ha coinvolto più di 400 aziende apistiche, 93 province, 33 tipologie di miele e aziende che possedevano complessivamente circa 168.000 alveari già nella fase delle prime valutazioni.

Produzione nazionale e resa per alveare non sono la stessa cosa
La resa media 2025 viene indicata in 26,86 kg per alveare produttivo. Se invece dividessimo le 30.992 tonnellate per tutti gli 1.554.475 alveari censiti, otterremmo circa 19,9 kg per alveare.
Non c’è una contraddizione: cambia il denominatore. Non tutti gli alveari censiti sono necessariamente entrati in produzione e non tutti vengono gestiti con finalità commerciali. Per confrontare correttamente annate e territori bisogna sapere se il calcolo riguarda:
- tutti gli alveari censiti;
- gli alveari detenuti da operatori commerciali;
- gli alveari effettivamente portati in produzione;
- una singola fioritura oppure l’intera produzione annuale.
Questo dettaglio spiega molte delle differenze tra i numeri pubblicati sul settore.
Dove si produce più miele?
Nel 2025 il Nord-Ovest ha fornito il contributo più forte alla ripresa. Il Piemonte risulta la prima regione italiana sia per patrimonio apistico sia per produzione stimata, con circa 5.612 tonnellate. Il rapporto con le 30.992 tonnellate nazionali è del 18,1%: quasi un chilogrammo di miele italiano su cinque. Anche la Lombardia ha registrato rese superiori alla media nazionale. Sintesi dei dati del Report 2025
Una classifica regionale, tuttavia, racconta solo una parte della realtà. Il peso produttivo di una regione dipende contemporaneamente da:
- numero di alveari presenti;
- percentuale di alveari effettivamente produttivi;
- diffusione del nomadismo;
- disponibilità e durata delle fioriture;
- temperature, pioggia, vento e siccità;
- capacità delle aziende di spostare e nutrire le colonie;
- tipologie di miele presenti nel territorio.
La produzione italiana è inoltre molto diversificata. Acacia, castagno, agrumi, sulla, eucalipto, tiglio, girasole, coriandolo, melate e millefiori non seguono lo stesso calendario e non reagiscono nello stesso modo agli eventi meteorologici. Per questo può fallire una grande fioritura primaverile e, nello stesso territorio, migliorare un raccolto estivo o autunnale.
Il 2025 è stato davvero un anno positivo?
Dal punto di vista quantitativo, sì: la produzione nazionale è tornata a crescere. Dal punto di vista aziendale, la risposta è più complessa.
La primavera 2025 è partita in condizioni generalmente più favorevoli rispetto alle due stagioni precedenti. L’acacia è tornata a produrre in diversi areali del Nord e la sulla ha dato buoni risultati in varie zone del Sud. Le piogge, il vento e gli sbalzi termici hanno però ristretto le finestre utili di bottinamento, mentre gli agrumi hanno incontrato maggiori difficoltà. Le condizioni miti hanno inoltre favorito una maggiore pressione della varroa in diversi contesti.
Una maggiore quantità di miele non produce automaticamente un reddito migliore. Se l’offerta aumenta mentre la domanda rimane debole, le scorte crescono e il mercato all’ingrosso rallenta, il prezzo riconosciuto all’apicoltore può restare insufficiente.
Quanto costa produrre un chilogrammo di miele?
Il rapporto CREA Honey Cost, riferito al biennio 2023-2024, è la prima indagine statistica europea specificamente dedicata ai costi delle aziende apistiche. Il campione comprende 769 aziende.
I risultati principali sono:
- circa 19 kg di miele per alveare;
- circa 186 euro di produttività per alveare;
- meno di 65 euro di redditività per alveare;
- circa 9,70 euro per kg di costo economico totale, includendo il valore del lavoro.
Il costo economico totale non coincide con il denaro materialmente pagato durante l’anno. Comprende anche il lavoro dell’imprenditore e della famiglia, gli ammortamenti e altri fattori produttivi. È però il riferimento corretto quando si vuole capire se l’attività remunera davvero chi la svolge e permette di sostituire nel tempo arnie, mezzi e attrezzature.
Costi e prezzi all’ingrosso: un confronto da leggere con cautela
La rilevazione ISMEA del 4 giugno 2026 riportava questi prezzi medi all’origine:
| Tipologia | Prezzo medio all’origine |
|---|---|
| Millefiori | 4,20 €/kg |
| Sulla | 4,50 €/kg |
| Castagno | 4,90 €/kg |
| Tiglio | 4,90 €/kg |
| Eucalipto | 5,25 €/kg |
Fonte: ISMEA Mercati, prezzi medi all’origine di api e miele.
Il confronto con i 9,70 €/kg stimati da Honey Cost rende evidente la tensione economica del settore, ma non deve essere trasformato in una sottrazione automatica. I dati hanno periodi, campioni e perimetri differenti; inoltre il prezzo all’ingrosso non comprende le attività e i margini della vendita diretta. Il punto resta comunque chiaro: vendere miele sfuso può non coprire il costo economico complessivo di molte aziende.
Un’elaborazione ApiBuzz rende visibile l’ordine di grandezza. I prezzi rilevati, compresi tra 4,20 e 5,25 €/kg, corrispondono soltanto al 43-54% del costo economico medio di 9,70 €/kg; la distanza è compresa tra 4,45 e 5,50 €/kg. Non è il calcolo della perdita di una singola azienda, perché annate, mieli e strutture produttive non coincidono. È però un indicatore immediato della difficoltà di remunerare integralmente lavoro, capitale e ammortamenti attraverso il solo ingrosso.
La sostenibilità dipende quindi dalla resa, dal livello di meccanizzazione, dalla distanza degli apiari, dal costo del lavoro, dalla vendita diretta e dalla capacità di valorizzare origine, qualità e identità territoriale.

Quanto miele importa l’Italia?
Nel 2025 l’Italia ha importato oltre 26 milioni di chilogrammi di miele, il 18% in più rispetto al 2024. Più di un quarto proveniva da Paesi esterni all’Unione europea. Il dato deriva da un’elaborazione Coldiretti su dati ISTAT. Coldiretti, Giornata mondiale delle api 2026
La quantità importata non rappresenta automaticamente la quota di miele straniero consumata in Italia. Nel bilancio devono essere considerati anche esportazioni, scorte, miele destinato all’industria e differenze temporali tra produzione e commercializzazione. Il confronto mostra però quanto il mercato italiano sia esposto alle quotazioni internazionali.
Nel 2025 le importazioni – oltre 26.000 tonnellate – hanno raggiunto un volume vicino all’84% della produzione nazionale stimata nello stesso anno. È un rapporto puramente dimensionale, non una misura dell’autosufficienza e nemmeno della quota presente sugli scaffali.
Il mercato del miele italiano
Secondo il Report annuale dell’Osservatorio, nel 2025 le vendite hanno mostrato una ripresa moderata: +2,3% in volume e +2,4% in valore, restando tuttavia sotto i livelli precedenti alla pandemia. Sintesi del Report annuale 2025
Sul consumo pro capite circolano stime diverse: la sintesi del Report 2025 indica circa 700 grammi per abitante all’anno, mentre un’elaborazione Coldiretti su dati del Centro Studi Divulga riporta un valore vicino ai 500 grammi. In assenza di una serie unica, aggiornata e metodologicamente omogenea, la formulazione più corretta è quindi circa 0,5-0,7 kg di miele per abitante all’anno.
La produzione nazionale 2025 equivale a circa 526 grammi per residente. È una quantità compresa nell’intervallo delle stime di consumo, ma non significa che l’Italia sia autosufficiente: una parte della produzione può essere esportata o restare in scorta, mentre il mercato utilizza anche miele importato.
Il mercato non è unico. Al suo interno convivono almeno quattro canali molto diversi:
- miele sfuso ceduto all’ingrosso;
- miele confezionato venduto alla distribuzione;
- vendita diretta dell’apicoltore;
- autoconsumo e scambi informali difficili da misurare.
La vendita diretta può riconoscere un prezzo più elevato, ma richiede invasettamento, etichettatura, stoccaggio, promozione, relazione con il cliente e tempo commerciale. Il prezzo finale del vasetto non può quindi essere confrontato direttamente con il prezzo del miele in fusto.
L’Italia nel contesto europeo
L’Unione europea è uno dei maggiori produttori e consumatori mondiali di miele, ma la produzione interna non soddisfa la domanda. Secondo la Commissione, nel 2024 l’UE contava circa 758.000 apicoltori. La grande maggioranza degli operatori gestiva meno di 150 alveari, mentre gli apicoltori sopra questa soglia controllavano una quota molto più rilevante delle colonie.
Nella fotografia europea l’Italia si distingue per:
- uno dei più alti numeri di apicoltori dell’Unione;
- oltre un milione e mezzo di alveari;
- una forte diffusione di aziende piccole e medie;
- un patrimonio eccezionalmente ampio di mieli territoriali e uniflorali;
- una resa media condizionata da una notevole variabilità climatica e geografica.
La Commissione europea aggiorna periodicamente la propria panoramica sul mercato del miele, comprendendo produzione, numero di alveari, commercio e prezzi d’importazione.
Miele importato e rischio di adulterazione
Prezzo basso e origine estera non significano automaticamente frode. Esiste tuttavia un problema documentato di autenticità del miele importato nell’Unione europea.
Nell’operazione coordinata europea “From the Hives“, il Joint Research Centre ha analizzato 320 partite di miele importate tra novembre 2021 e febbraio 2022. 147 campioni, pari al 46%, sono risultati sospetti di contenere zuccheri estranei. Il termine “sospetti” è essenziale: le tecniche utilizzate segnalavano marcatori compatibili con l’aggiunta di sciroppi, ma il risultato analitico non equivaleva da solo a una frode legalmente accertata.
La stessa Commissione avverte che il campione non deve essere generalizzato a tutto il miele presente sul mercato europeo. L’indagine dimostra comunque l’esistenza di una vulnerabilità concreta nella filiera e la necessità di metodi armonizzati, controlli e tracciabilità più efficaci. Commissione europea – azione “From the Hives”
Il JRC osservava inoltre che nel 2021 il valore medio unitario del miele importato nell’UE era di circa 2,32 €/kg, mentre alcuni sciroppi di riso costavano 0,40-0,60 €/kg. È questo differenziale a rendere economicamente attraente l’adulterazione. Joint Research Centre
Non esiste un solo “numero del miele italiano”
Il rapporto CREA pubblicato nel 2026 indica una produzione nazionale di circa 44.000 tonnellate nel biennio 2023-2024. Letto senza il riferimento temporale, il numero potrebbe sembrare in contrasto con le circa 21.000-23.000 tonnellate stimate annualmente dall’Osservatorio nello stesso periodo.
In realtà i valori sono coerenti: 44.000 tonnellate rappresentano l’ordine di grandezza complessivo delle due annate, non una produzione annuale di 44.000 tonnellate. È un esempio concreto del motivo per cui ogni cifra deve essere accompagnata dall’anno e dalla metodologia.
Le differenze più frequenti derivano da:
- anno solare, stagione apistica o biennio di riferimento;
- alveari censiti oppure alveari produttivi;
- autoconsumo incluso oppure escluso;
- dato amministrativo, indagine campionaria o stima statistica;
- produzione totale o resa riferita a una singola fioritura;
- aggiornamenti effettuati in momenti differenti.
Cosa raccontano davvero questi dati
L’apicoltura italiana non è un settore marginale, ma rimane economicamente fragile. La stagione 2025 ha mostrato che la produzione può riprendersi rapidamente quando le condizioni diventano più favorevoli. Allo stesso tempo, costi elevati, importazioni a basso prezzo, domanda debole e instabilità climatica impediscono di tradurre automaticamente una buona annata in reddito.
Il dato più significativo non è quindi un singolo numero. È la distanza tra il valore biologico e territoriale dell’apicoltura e il margine economico che rimane a chi mantiene gli alveari.
Le api allevate producono miele, ma svolgono anche un servizio di impollinazione che interessa colture, vegetazione spontanea e biodiversità. La tenuta del settore non riguarda soltanto gli apicoltori: riguarda la capacità dei territori agricoli di restare produttivi e biologicamente complessi.
Domande frequenti
Quanti apicoltori ci sono in Italia?
La fotografia nazionale pubblicata nel 2026 dall’Osservatorio Nazionale Miele riporta 78.017 apicoltori. La Commissione europea indica invece 85.832 apicoltori italiani per il 2024, attraverso un differente flusso statistico. I due numeri non sono direttamente confrontabili.
Quanti alveari ci sono in Italia?
L’Osservatorio Nazionale Miele riporta 1.554.475 alveari. Si tratta di una fotografia anagrafica: il numero delle colonie effettivamente vive e produttive varia durante l’anno.
Quanto miele produce l’Italia?
La produzione nazionale della stagione 2025 è stimata in 30.992 tonnellate, in forte ripresa rispetto alle circa 21.850 tonnellate del 2024.
Quanto miele produce mediamente un alveare?
Nel 2025 la produzione media è stata stimata in 26,86 kg per alveare produttivo. La resa cambia molto in base a regione, andamento meteorologico, forza delle colonie, tecnica aziendale e fioriture disponibili.
Qual è la regione italiana che produce più miele?
Nel 2025 il Piemonte risulta al primo posto, con una produzione stimata di circa 5.612 tonnellate, pari al 18,1% del totale italiano.
Quanto costa produrre il miele in Italia?
L’indagine CREA Honey Cost stima per il biennio 2023-2024 un costo economico totale vicino a 9,70 euro per chilogrammo, includendo il valore del lavoro.
Quanto miele importa l’Italia?
Nel 2025 sono stati importati oltre 26 milioni di chilogrammi, con un aumento del 18% rispetto all’anno precedente, secondo l’elaborazione Coldiretti su dati ISTAT.
Perché le statistiche sull’apicoltura non coincidono sempre?
Perché possono riferirsi ad anni, definizioni e metodi diversi. Un dato può riguardare tutti gli alveari censiti, un altro soltanto quelli produttivi; alcuni valori derivano da registri amministrativi, altri da campioni aziendali e stime statistiche.
Nota metodologica
ApiBuzz privilegia fonti istituzionali e di settore riconosciute. Ogni dato viene associato all’anno cui si riferisce, non semplicemente all’anno di pubblicazione della fonte.
Le percentuali calcolate da ApiBuzz sono arrotondate e vengono indicate come elaborazioni. In particolare:
- aumento 2025 rispetto al 2024:
(30.992 - 21.850) / 21.850 = 41,8%; - rapporto aritmetico tra produzione 2025 e alveari censiti:
30.992.000 / 1.554.475 = 19,9 kg; - rapporto tra importazioni e produzione nazionale 2025:
oltre 26.000 / 30.992 = circa 84%; - produzione equivalente in confezioni da 500 g:
30.992.000 / 0,5 = 61.984.000 vasetti; - incremento equivalente rispetto al 2024:
(30.992.000 - 21.850.000) / 0,5 = 18.284.000 vasetti da 500 g; - produzione per residente:
30.992.000 / 58.942.828 = 0,526 kg; - importazioni per residente:
oltre 26.000.000 / 58.942.828 = oltre 0,441 kg; - alveari produttivi impliciti:
30.992.000 / 26,86 = circa 1.153.835; - rapporto implicito produttivi/censiti:
1.153.835 / 1.554.475 = 74,2%; - quota italiana degli apicoltori UE:
85.832 / 758.194 = 11,3%; - quota piemontese della produzione nazionale:
5.612 / 30.992 = 18,1%; - copertura indicativa del costo economico ai prezzi osservati:
4,20 / 9,70 = 43,3%e5,25 / 9,70 = 54,1%.
L’ultimo rapporto non misura la dipendenza dalle importazioni: confronta soltanto due volumi e non considera esportazioni, scorte e destinazioni d’uso.
Fonti principali
- Osservatorio Nazionale Miele – dati nazionali
- Osservatorio Nazionale Miele – Report annuale della stagione 2025
- Osservatorio Nazionale Miele – Prime valutazioni della stagione 2025
- CREA – Honey Cost, biennio 2023-2024
- Ministero della Salute – Anagrafe apistica
- ISMEA Mercati – prezzi medi all’origine
- Commissione europea – settore miele
- Commissione europea – controllo coordinato “From the Hives”
- Coldiretti su dati ISTAT – importazioni italiane 2025
- l’Apis – sintesi economica e territoriale del Report 2025
- Il Nuovo Diario – sintesi dei dati di mercato del Report 2025
- Campagna Amica/Coldiretti – stima alternativa del consumo pro capite
- ISTAT – popolazione residente al 31 dicembre 2025
Come citare questa pagina
ApiBuzz, “L’apicoltura italiana in numeri”, aggiornamento 7 settembre 2026, https://www.apibuzz.it/apicoltura-italiana-numeri/
Le elaborazioni originali realizzate da ApiBuzz possono essere riprese citando la pagina e inserendo un collegamento alla fonte. I dati appartenenti a enti terzi restano soggetti alle rispettive condizioni di utilizzo.

