Acido ossalico sublimato contro la Varroa: dose, efficacia e uso corretto

Tempo di lettura: 8 minuti

L’acido ossalico è uno degli strumenti utilizzati per il controllo di Varroa destructor, ma parlare genericamente di “ossalico sublimato” può creare confusione.

L’acido ossalico è un principio attivo. Api-Bioxal è un medicinale veterinario.

Dose, modalità di somministrazione e frequenza non devono quindi essere ricavate da consuetudini apistiche, vecchi articoli o dosaggi riferiti ad altre formulazioni: devono corrispondere al Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) del medicinale effettivamente utilizzato.

Questo articolo fa riferimento ad Api-Bioxal 0,71 g/g polvere per alveare, la formulazione riportata anche nelle Linee guida per il controllo dell’infestazione da Varroa destructor 2026 del Ministero della Salute.

La risposta in breve

Per Api-Bioxal 0,71 g/g somministrato mediante sublimazione:

IndicazioneRCP / Linee guida 2026
Dose2 g per alveare
Somministrazionesingola
Dose massima2 g per alveare
Frequenzaun trattamento all’anno con questa modalità
Apparecchiosublimatore a resistenza elettrica
Dopo il trattamentoarnia chiusa per 15 minuti
Covataefficacia maggiore con covata assente o minima
Melaritrattamento in assenza di melario
Flusso di mielenon utilizzare
Sublimazione estivanon consigliata
Apiariotrattare contemporaneamente tutte le colonie
DPIFFP2 EN149, guanti e occhiali

Sono indicazioni riportate sia nell’RCP italiano aggiornato sia nel Piano nazionale Varroa 2026.

Perché l’acido ossalico funziona contro la Varroa

L’acido ossalico ha un’elevata efficacia soprattutto contro gli acari presenti sulle api adulte, cioè fuori dalle celle di covata opercolata.

Il suo meccanismo d’azione non è corretto descriverlo attraverso spiegazioni molto dettagliate ma non dimostrate.

L’RCP indica che il basso pH contribuisce in modo importante all’effetto acaricida. L’acido ossalico è stato rilevato principalmente sugli arti e ai margini dell’esoscheletro della Varroa, mentre non è stato rilevato nel suo apparato alimentare; l’azione viene quindi considerata prevalentemente per contatto.

Non è quindi corretto affermare che la Varroa ingerisca i cristalli durante il pasto e muoia per “microabrasioni intestinali”, disidratazione interna o meccanismi simili.

Quando il meccanismo non è completamente chiarito, la formulazione scientificamente corretta è dirlo.

Varroa: non si alimenta principalmente di emolinfa

Per molti anni Varroa destructor è stata descritta come un parassita che si alimenta prevalentemente dell’emolinfa dell’ape.

Gli studi anatomici e sperimentali hanno però mostrato che l’acaro si alimenta soprattutto del corpo grasso, un tessuto fondamentale per metabolismo, riserve energetiche, detossificazione e risposta immunitaria dell’ape.

Il lavoro di Ramsey e collaboratori pubblicato nel 2019 su PNAS ha fornito una delle dimostrazioni sperimentali più importanti di questo cambiamento nella nostra comprensione della biologia della Varroa.

Approfondimento ApiBuzz: La Varroa è un acaro. Ma agisce come una malattia metabolica

Il vero limite dell’acido ossalico: la covata opercolata

Questo è il punto biologicamente più importante.

L’acido ossalico non penetra attraverso la cera dell’opercolo e quindi non elimina efficacemente gli acari presenti all’interno della covata opercolata.

La presenza di covata può perciò ridurre sensibilmente l’efficacia del trattamento. Il RCP raccomanda di utilizzare il medicinale quando la covata è assente o presente ai livelli minimi.

Significa che la condizione della colonia è più importante di una data fissa sul calendario.

Dire: “a novembre si fa l’ossalico” è una semplificazione.

La domanda migliore è: “quanta covata opercolata è presente?”

Inverni miti, territorio, andamento stagionale e caratteristiche della colonia possono modificare fortemente la durata della deposizione.

Approfondimento ApiBuzz: Come leggere un alveare

Api-Bioxal 0,71 g/g: la dose per sublimazione è 2 g

Il RCP stabilisce per la sublimazione:

2 g di prodotto per alveare in una singola somministrazione.

La dose massima è 2 g per alveare.

Non sono previste correzioni della dose in base a:

  • Dadant o Langstroth;
  • numero di telaini;
  • famiglia debole o molto forte;
  • quantità di Varroa osservata;
  • dimensione apparente del glomere.

Non sono quindi corrette tabelle del tipo: “nucleo 0,5 g – Dadant 1 g – famiglia forte 1,5 g”.

La posologia appartiene allo specifico medicinale e alla specifica formulazione, non a una dose personale che l’apicoltore adatta all’arnia.

ApiBuzz mette a disposizione anche il proprio strumento dedicato: Calcolatore Api‑Bioxal

Un solo trattamento all’anno? Sì, ma attenzione a cosa significa

Questo punto merita di essere chiarito perché può sembrare in contrasto con la normale strategia annuale contro la Varroa.

Per Api-Bioxal 0,71 g/g somministrato mediante sublimazione, RCP e Piano nazionale Varroa 2026 riportano espressamente:

un trattamento all’anno.

Questo significa:

un trattamento all’anno con Api-Bioxal 0,71 g/g attraverso questa specifica via di somministrazione.

Non significa:

la Varroa va trattata una volta sola durante tutto l’anno.

Anzi, le Linee guida del Ministero della Salute 2026 affermano che nelle condizioni climatiche italiane è generalmente necessario intervenire almeno due volte l’anno: normalmente dopo la smielatura principale e prima dell’invernamento. In base a clima, grado d’infestazione e flussi nettariferi possono rendersi necessari ulteriori interventi.

Gli interventi annuali possono quindi comprendere tecniche apistiche e medicinali veterinari differenti, sempre utilizzati secondo le rispettive autorizzazioni.

È esattamente il principio della lotta integrata alla Varroa.

Approfondimento ApiBuzz: Lotta integrata ai parassiti – IPM

Perché online si trovano ancora 2,3 g?

Perché per anni è stata commercializzata e descritta una formulazione differente.

Il precedente API-Bioxal 886 mg/g conteneva 886 mg di acido ossalico diidrato per grammo di prodotto, equivalenti a circa 632,7 mg di acido ossalico, e prevedeva per sublimazione 2,3 g per alveare.

Le vecchie confezioni erano da:

35 g – 175 g – 350 g.

La formulazione considerata nelle Linee guida italiane 2026 è invece:

Api-Bioxal 0,71 g/g, con confezioni da:

31 g – 156 g – 312 g.

Ogni grammo contiene 0,71 g di acido ossalico, equivalenti a 0,995 g di acido ossalico diidrato. Per questa formulazione la posologia per sublimazione è 2 g per alveare.

È quindi perfettamente possibile trovare ancora online:

  • pagine con “175 g”;
  • vecchi fogli illustrativi;
  • articoli che indicano 2,3 g;
  • fotografie della precedente confezione;
  • pagine commerciali parzialmente aggiornate.

Questo non significa che la posologia attuale sia 2,3 g.

Significa che sul web convivono documenti relativi a formulazioni e periodi differenti.

Per questo, per un medicinale veterinario, una pagina commerciale non deve mai sostituire RCP, foglietto illustrativo e documentazione ministeriale vigente.

E le sublimazioni ripetute?

Nella letteratura scientifica internazionale esistono studi che hanno valutato sublimazioni ripetute a intervalli differenti, soprattutto in presenza di covata.

Esistono inoltre differenze tra le autorizzazioni dei medicinali nei diversi Paesi.

Questi lavori sono utili per studiare efficacia, biologia dell’acaro e limiti dei trattamenti.

Non modificano però la posologia autorizzata in Italia.

Per Api-Bioxal 0,71 g/g, il RCP italiano e le Linee guida ministeriali 2026 indicano una singola somministrazione da 2 g e un trattamento all’anno mediante sublimazione.

Un protocollo sperimentale del tipo: “ogni 4–5 giorni per tre volte” non deve quindi essere presentato come istruzione d’uso italiana del medicinale.

Questa distinzione è fondamentale: letteratura scientifica ≠ posologia autorizzata.

Blocco di covata: perché può aumentare l’efficacia

Se la Varroa presente sotto l’opercolo non viene raggiunta dall’acido ossalico, creare temporaneamente una condizione di assenza di covata espone una quota molto maggiore della popolazione dell’acaro.

Per questo l’RCP considera anche la possibilità di ottenere artificialmente un periodo senza covata, per esempio mediante ingabbiamento della regina.

Negli studi richiamati dal documento, i livelli più elevati di efficacia nei trattamenti estivi associati all’ingabbiamento sono stati ottenuti con almeno 25 giorni di confinamento, quando la colonia era completamente priva di covata.

Questo dato spiega il principio biologico.

Non significa però che qualsiasi modalità di somministrazione possa essere usata liberamente in estate.

Sublimazione in estate: cosa dice realmente l’RCP

L’RCP di Api-Bioxal 0,71 g/g contiene infatti una precisazione molto netta:

l’utilizzo della sublimazione non è consigliato in estate.

È importante non confondere due concetti:

  • creare assenza di covata in estate può migliorare l’efficacia di un trattamento con acido ossalico;
  • ciò non rende automaticamente consigliata ogni via di somministrazione.

Il medicinale prevede anche la somministrazione per gocciolamento, con una propria posologia e frequenza.

Stesso principio attivo non significa stessa modalità d’impiego.

Temperatura: esiste un valore ideale?

Il RCP indica che l’efficacia può variare tra le colonie anche in funzione di temperatura, presenza di covata residua e reinfestazioni.

Non stabilisce però una fascia universale come: “la temperatura ideale per sublimare è 0–10 °C”.

Quella fascia non deve quindi essere trasformata in un requisito ufficiale del medicinale.

Si seguono le istruzioni del prodotto e quelle del dispositivo utilizzato.

Come utilizzare il sublimatore

Il RCP richiede un apparecchio per sublimazione a resistenza elettrica.

Il serbatoio deve essere caricato con 2 g di prodotto, seguendo le istruzioni del produttore del sublimatore.

Dopo la somministrazione l’arnia deve rimanere chiusa per 15 minuti per evitare la fuoriuscita delle api e del fumo.

Il RCP non stabilisce invece che:

  • un foro laterale sia sempre migliore;
  • la somministrazione dall’alto sia inefficace;
  • un particolare modello di sublimatore sia necessariamente superiore;
  • una specifica batteria rappresenti uno standard farmacologico.

Sono caratteristiche tecniche dell’apparecchio, non regole universali del medicinale.

Tutte le colonie dell’apiario contemporaneamente

Il trattamento non va pensato come un intervento isolato sulla singola arnia.

L’RCP stabilisce che tutte le colonie dello stesso apiario devono essere trattate contemporaneamente, allo scopo di limitare le reinfestazioni.

Deriva, saccheggio e movimento delle api possono infatti contribuire alla redistribuzione degli acari tra colonie.

È un’altra ragione per inserire il trattamento in un piano sanitario dell’intero apiario e non limitarlo alla colonia che “sembra avere più Varroa”.

Melari e miele

Il tempo di attesa indicato per il miele è: zero giorni.

Ma nello stesso RCP è specificato: non utilizzare in alveari con i melari in posizione o durante il flusso di miele.

Non è una contraddizione.

Il tempo di attesa e le condizioni autorizzate di impiego sono parametri differenti.

Devono essere rispettati entrambi.

Non usare contemporaneamente altri acaricidi

L’RCP stabilisce inoltre di non utilizzare Api-Bioxal contemporaneamente ad altri acaricidi.

Anche questo è un motivo per cui una strategia integrata non significa accumulare prodotti nello stesso momento.

Significa programmare correttamente tecniche e trattamenti lungo l’anno.

Sicurezza dell’operatore

L’acido ossalico sublimato rappresenta un rischio concreto per l’operatore, soprattutto per inalazione.

Il RCP prescrive durante manipolazione e sublimazione:

  • maschera protettiva conforme alla norma EN149, tipo FFP2;
  • guanti protettivi;
  • occhiali protettivi.

Indica inoltre di evitare il contatto con pelle, occhi e mucose e di non inalare il medicinale.

La protezione individuale non è quindi un consiglio facoltativo.

Fa parte delle condizioni di sicurezza previste per il medicinale.

Più prodotto non significa più efficacia

Il sovradosaggio non rende il trattamento automaticamente migliore.

Negli studi riportati nell’RCP, gli alveari sottoposti a dose doppia mediante sublimazione hanno mostrato un aumento significativo della mortalità delle api.

In caso di sovradosaggio può inoltre ridursi la capacità della colonia di superare l’inverno e possono verificarsi effetti negativi sul successivo sviluppo.

Quindi: 2 g non sono il punto di partenza di una dose da adattare.

Sono la posologia autorizzata della formulazione considerata.

Come capire se il trattamento ha funzionato

Contare le Varroe cadute dopo un trattamento può fornire informazioni utili.

Ma non esiste una tabella universale del tipo:

10–50 = tutto bene
50–300 = colonia compromessa
oltre 500 = emergenza

Una caduta elevata indica innanzitutto che sono caduti molti acari.

Non ci dice automaticamente:

  • quanti fossero presenti all’inizio;
  • quale percentuale sia stata eliminata;
  • quanti ne siano rimasti;
  • quanti fossero protetti nella covata;
  • quale sia l’infestazione residua sulle api adulte.

Il Piano nazionale 2026 insiste infatti sul monitoraggio durante l’anno e sull’adattamento degli interventi al livello d’infestazione reale.

Per il conteggio fotografico ApiBuzz mette a disposizione: Varroa Scan – Conta Varroe

Lo strumento è un supporto al conteggio, non una diagnosi automatica né una prescrizione terapeutica.

Acido ossalico e resistenza

Per diversi acaricidi di sintesi sono noti fenomeni di resistenza di Varroa destructor.

Per l’acido ossalico, le evidenze disponibili non mostrano attualmente una resistenza consolidata paragonabile a quella osservata per alcuni acaricidi sintetici.

Questo non giustifica però affermazioni assolute come: “la Varroa non potrà mai diventare resistente all’acido ossalico”.

La formulazione scientificamente più corretta è: ad oggi non sono disponibili evidenze robuste di una resistenza consolidata di Varroa destructor all’acido ossalico; il fenomeno deve comunque continuare a essere monitorato.

L’ossalico non è una strategia annuale: è uno degli strumenti

Il Piano nazionale Varroa 2026 è molto chiaro: nelle condizioni italiane sono generalmente necessari almeno due interventi durante l’anno, uno dopo la smielatura principale e uno prima dell’invernamento, adattando tempi e strumenti a infestazione, clima e sviluppo delle colonie. In alcune condizioni possono essere necessari ulteriori interventi.

Questo è particolarmente importante per proteggere le api che dovranno affrontare l’inverno.

Approfondimento ApiBuzz: Le api invernali

La gestione della Varroa non dovrebbe quindi essere: “arriva novembre → faccio l’ossalico”.

Dovrebbe essere:

monitorare → valutare → intervenire con lo strumento appropriato → verificare → continuare a monitorare.

È la logica della lotta integrata alla Varroa – IPM.

In conclusione

Per Api-Bioxal 0,71 g/g polvere per alveare, la documentazione italiana vigente nel 2026 stabilisce per la sublimazione:

2 g per alveare, in una singola somministrazione. Dose massima 2 g per alveare. Un trattamento all’anno con questa modalità.

Questo dato è riportato sia nel RCP sia nelle Linee guida per il controllo dell’infestazione da Varroa destructor 2026 del Ministero della Salute.

Non significa che la Varroa debba essere contrastata una sola volta nell’anno. Al contrario, il Piano nazionale prevede generalmente almeno due interventi annuali complessivi, da inserire in una strategia di controllo integrato.

La sublimazione funziona soprattutto quando la covata è assente o minima.

Non vanno inventate dosi differenti per arnie più grandi o più piccole.

Non vanno trasformati protocolli sperimentali in istruzioni d’uso.

Non vanno utilizzati vecchi dosaggi appartenenti ad altre formulazioni.

E soprattutto: quando si parla di un medicinale veterinario, il riferimento non è “quanto ossalico usa normalmente l’apicoltore”, ma cosa prevede l’RCP del prodotto che ha realmente in mano.

Fonti

Ministero della Salute – Linee guida per il controllo dell’infestazione da Varroa destructor, 2026, allegate al Piano nazionale del 18 marzo 2026. Documento ufficiale Ministero della Salute / IZSVe

Api-Bioxal 0,71 g/g polvere per alveare – Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto, revisione 11/2025.

Union Product Database – Api-Bioxal 0.71 g/g bee-hive powder, procedura IT/V/0132/001, Italia Stato membro di riferimento. Banca dati europea dei medicinali veterinari

ANSES – RCP Api-Bioxal 0,71 g/g, aggiornato 13 novembre 2025: conferma dose, frequenza, covata, DPI e condizioni d’impiego armonizzate. RCP ANSES

Ramsey S.D. et al. (2019), Varroa destructor feeds primarily on honey bee fat body tissue and not hemolymph, PNAS.

  1. Sto monitorando giornalmente la caduta delle varroe dopo alcuni (3) sublimati ripetuti ogni sette giorni, tra variazioni nel numero giornaliero che è intorno al centinaio, il conteggio di varroe per il nucleo più sospetto è arrivato quasi a duemila, continuo così? Pensavo ad un quarto sublimato e poi eventualmente gli oli essenziali cioè timolo ecc. Dato che non vorrei fare il blocco di covata. È una strategia percorribile?

    • Ciao Michele,
      numeri come quelli che descrivi (quasi 2000 varroe cadute su un nucleo dopo tre sublimati) ci dicono una cosa precisa: la carica iniziale era altissima. Hai fatto bene a intervenire, ma quella colonia oggi è in “terapia intensiva”, non in situazione normale. Due punti chiave:

      • Intervalli di trattamento: Tre sublimati a distanza di 7 giorni funzionano, ma non sono l’ideale se c’è ancora covata: in quel caso molti acari continuano a nascere tra un passaggio e l’altro. In condizioni di forte infestazione, di solito ha più senso lavorare con intervalli più stretti (4–5 giorni), proprio per “pescare” il maggior numero possibile di varroe quando escono dalla covata.
      • Timolo in questa fase: I prodotti a base timolo (oli essenziali, Apiguard, ApiLife Var ecc.) hanno bisogno di temperature più alte e tempi lunghi per lavorare bene. Sono trattamenti da fine estate, non da pieno inverno: con temperature basse evaporano poco, risultano poco efficaci e ti fanno solo perdere tempo in una situazione che, dai numeri, è già di emergenza.

      Venendo alla tua domanda, un quarto sublimato ci sta, sempre con dosaggio preciso e buone condizioni meteo. Poi guarderei la caduta dopo 3–4 giorni:

      • se scende su numeri “normali” (per un nucleo che partiva messo male), puoi fermarti e limitarti al monitoraggio
      • se è ancora molto alta, invece di passare al timolo valuterei un breve ciclo aggiuntivo di sublimazioni ravvicinate (altri 2–3 trattamenti ogni 4–5 giorni), sempre con molta attenzione allo stato della colonia.

      La strategia che non vuoi usare – blocco di covata + ossalico a covata zero – resta, onestamente, quella che dà le maggiori probabilità di recuperare colonie molto infestate. Te la cito solo per completezza, perché quando i numeri sfondano certe soglie, l’arma più pulita rimane quella.

      Ultima nota brutale ma necessaria:
      l’ossalico uccide la varroa, ma non cancella i danni virali già fatti. Con cadute totali intorno ai 2000 acari è molto probabile che quella famiglia resti fragile, anche se sopravvive. Quindi bene continuare a trattare con logica, ma senza farsi illusioni: da qui in poi quella colonia va considerata un paziente a rischio, da seguire con molta più attenzione delle altre.

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