Se la varroa è il “boss mafioso” che entra in arnia con le pistole spianate, il Nosema è il ladro in guanti bianchi: non lo senti arrivare, non lo vedi agire, ma quando te ne accorgi è già troppo tardi. L’alveare appare fiacco, le api muoiono più in fretta, la produzione cala senza spiegazioni apparenti, e tu ti gratti la testa chiedendoti: “ma perché quest’anno non gira?”.
Il bello (si fa per dire) è che il Nosema non è una malattia nuova: la si conosce da oltre un secolo. Ma oggi è più insidiosa che mai, perché oltre al “classico” Nosema apis è arrivato il fratello peggiore, Nosema ceranae, che spesso si maschera da semplice debolezza e ti prosciuga la colonia senza lasciare segni evidenti.
In questo articolo, ci immergiamo a fondo nel mondo del Nosema: biologia, sintomi, diagnosi, trasmissione, prevenzione, storia, curiosità, aneddoti, ricerche scientifiche e -ovviamente- una riflessione finale legata al nostro territorio.
Cosa è il Nosema? Anatomia di un parassita invisibile
Il Nosema è un microsporidio, cioè un parassita unicellulare obbligato, appartenente a un gruppo di funghi altamente specializzati. Vive e si riproduce nell’intestino medio dell’ape mellifera (Apis mellifera).
Le due specie principali
- Nosema apis
- Descritto per la prima volta da Zander nel 1909.
- È il “vecchio” Nosema europeo.
- Provoca i sintomi classici della “dissenteria delle api”: diarrea, macchie marroni sui favi e sulle pareti delle arnie, api incapaci di volare.
- Nosema ceranae
- Identificato solo nei primi anni 2000 in Spagna (Higes et al., 2006).
- Originariamente parassita dell’ape asiatica Apis cerana.
- Più aggressivo, meno evidente: non dà quasi mai diarrea, ma provoca un indebolimento cronico delle colonie.
- Oggi è più diffuso del Nosema apis in Europa.
Ciclo vitale
Il ciclo del Nosema è affascinante (se non fosse tragico per le api):
- Ingestione delle spore: l’ape mangia cibo o acqua contaminata.
- Germinazione: nello stomaco dell’ape, le spore liberano un filamento polare che perfora le cellule intestinali.
- Infezione: il parassita si moltiplica dentro la cellula ospite, distruggendola.
- Produzione di nuove spore: una cellula infetta ne rilascia milioni, che passano nelle feci.
- Contagio: altre api ingeriscono le spore, continuando il ciclo.
Ogni ape infetta può contenere fino a 50 milioni di spore: un vero esercito invisibile.
Come riconoscere il Nosema – i sintomi
Il problema più grande del Nosema è che non ha sintomi univoci, soprattutto nella variante ceranae.
Segnali tipici di Nosema apis
- Macchie marroni di diarrea sulle arnie.
- Api incapaci di volare, che si muovono a terra con ali tremolanti.
- Addomi gonfi.
- Api sporcate di feci sui telaini.
Segnali tipici di Nosema ceranae
- Nessuna diarrea evidente.
- Riduzione lenta ma costante della popolazione.
- Meno bottinatrici in giro.
- Calo della produzione di miele inspiegabile.
- Api che sembrano “più vecchie” e muoiono presto.
Effetti sulle regine
Le regine non sono immuni: Nosema può ridurre la fertilità, abbreviare la vita della regina o portare le api a sostituirla. In certi casi, un’infezione cronica spiega la sostituzione “misteriosa” di regine giovani.
Come si trasmette il Nosema
Il Nosema sfrutta la via più semplice: orale-fecale.
- Api pulitrici che ingeriscono feci contaminate.
- Favi sporchi.
- Acqua stagnante contaminata.
- Miele infetto usato per nutrizione.
- Attrezzature apistiche condivise senza igienizzazione.
Le spore sono resistentissime: possono sopravvivere oltre un anno su materiali secchi, pronti a infettare nuove colonie.
Diagnosi – perché il “colpo d’occhio” non basta
Un calo di popolazione può essere mille cose: varroa, pesticidi, carenze nutrizionali, stress ambientale. Quindi come si distingue Nosema?
Metodi diagnostici
- Microscopio classico
- Si prendono 30–50 api morte o appena raccolte davanti all’arnia.
- Si schiaccia l’addome in acqua distillata.
- A 400x si osservano le spore: ovali, brillanti.
- Con il conteggio si valuta la gravità (da 1 a >50 milioni di spore/ape).
- PCR molecolare
- Laboratori specializzati possono distinguere N. apis da N. ceranae.
- Metodo molto accurato, ma non alla portata dell’apicoltore medio.
- Sintomi indiretti
- Diarrea (solo N. apis).
- Regine sostituite troppo spesso.
- Produzione di miele in calo senza altre cause.
Come combatterlo – prevenzione e gestione
In Europa non ci sono farmaci autorizzati contro il Nosema. Negli USA si usava il fumagillina, ma da noi è vietato.
Prevenzione: l’arma principale
- Igiene: fiamma ossidrica o soda caustica per disinfettare arnie e attrezzi.
- Ricambio favi: almeno 1/3 all’anno. I favi vecchi sono un serbatoio di spore.
- Posizione arnie: luoghi soleggiati, ventilati, non umidi.
- Nutrizione equilibrata: colonie ben nutrite resistono meglio.
- Evitare miele sospetto: non usare miele estraneo o contaminato come nutrimento.
Approcci alternativi
- Fitoterapia: estratti di propoli, timo, origano e curcuma hanno mostrato effetti promettenti in studi preliminari.
- Probiotici: ceppi di Lactobacillus possono rafforzare il microbioma intestinale delle api.
- Selezione genetica: alcune linee di api mostrano resistenza naturale maggiore.
Perché è un problema serio
Il Nosema non stermina le api dall’oggi al domani, ma lavora in silenzio:
- Accorcia la vita delle bottinatrici.
- Riduce la produzione di miele.
- Compromette la fertilità della regina.
- Aumenta la vulnerabilità alle altre malattie.
- Provoca spopolamenti invernali.
Il rischio maggiore è la somma dei fattori: Nosema + varroa + pesticidi + carenze nutrizionali = tempesta perfetta.
Curiosità storiche e scientifiche
- La malattia era già nota nell’800 come “dissenteria delle api”.
- Nosema ceranae è comparso in Europa nei primi anni 2000 e oggi è quasi più diffuso del fratello “storico”.
- Alcuni ricercatori (Higes et al., 2008) hanno collegato Nosema ceranae a casi simili alla Colony Collapse Disorder americana.
- Api infette consumano più miele: è come avere coinquilini che mangiano tutto e lasciano solo briciole.
Aneddoti dal campo
Un apicoltore marchigiano raccontava: “Un anno avevo famiglie belle forti a settembre. In primavera, non era rimasto nulla. Non c’erano segni di varroa e i favi non erano saccheggiati. Mandai api a fare analisi: Nosema ceranae, milioni di spore per ape. È stato come veder svanire una colonia sotto i tuoi occhi, senza rumore.”
Un altro, più anziano, ricordava: “Una volta bastava vedere le arnie sporche di feci per capire. Oggi invece sono pulite, ma vuote. È il Nosema nuovo che ti frega, quello silenzioso.”
Nosema e territorio
Il Nosema è globale, ma il modo in cui si manifesta dipende molto dal territorio. In zone umide e fredde (classico habitat dell’Appennino invernale), il rischio aumenta. Nei terreni più secchi e ventilati, invece, l’incidenza cala.
Ad Arcevia…
Le nostre colline hanno un vantaggio: esposizione al sole e ventilazione. Ma attenzione: gli inverni lunghi e l’umidità del bosco possono essere un terreno fertile per le spore, soprattutto nei ricoveri invernali mal aerati. Qui l’apicoltore deve giocare d’anticipo: arnie sane, pulite, con scorte adeguate.
Conclusioni
Il Nosema è un nemico silenzioso, invisibile e persistente. Non dà spettacolo come la varroa, ma erode le colonie anno dopo anno, lasciando apicoltori spaesati e alveari vuoti. L’unica vera arma è la consapevolezza: conoscere, prevenire, monitorare.
E come sempre, l’apicoltura è un mestiere che ti obbliga a guardare oltre il singolo problema: Nosema non è mai “da solo”, ma si intreccia con altri fattori ambientali e gestionali. Solo con una visione completa e preventiva si possono mantenere api forti e sane.
E ad Arcevia, tra boschi, ulivi e colline, questo significa una sola cosa: osservare, rispettare e anticipare la natura, perché la differenza tra un alveare che canta e uno che tace può dipendere anche da un parassita invisibile.
Fonti bibliografiche
- Higes, M., Martín-Hernández, R., & Meana, A. (2006). Nosema ceranae, a new microsporidian parasite in honeybees in Europe. Journal of Invertebrate Pathology, 92(2).
- Higes, M., Martín-Hernández, R., & Meana, A. (2010). Nosema ceranae in Europe: an emergent type C nosemosis. Apidologie, 41.
- Forsgren, E., & Fries, I. (2010). Comparative virulence of Nosema ceranae and Nosema apis in individual European honey bees. Veterinary Parasitology, 170(3-4).
- Botías, C., Martín-Hernández, R., Barrios, L., & Higes, M. (2013). Nosema spp. infection and its negative effects on honey bees (Apis mellifera iberiensis) at the colony level. Veterinary Research, 44(25).
- Zander, E. (1909). Tierische Parasiten als Krankheitserreger bei der Biene. Münchener Bienenzeitung.




