Negli ultimi anni, il mondo è stato attraversato da numerosi conflitti che hanno segnato profondamente non solo le persone e le città, ma anche la natura.
In questo scenario segnato dal dolore umano, vogliamo volgere lo sguardo — senza distoglierlo dalle tragedie — verso una presenza silenziosa, fragile ma fondamentale: le api.
I conflitti e i loro territori
Partiamo dal più recente e complesso: il conflitto Iran–Israele, iniziato con attacchi massicci a infrastrutture civili e agricole fin dal 13 aprile 2024. Questi attacchi hanno distrutto campi, foreste e apiari, creando un ambiente ostile per le api e per chi le alleva. Ma questa non è l’unica area in crisi.
Sul fronte globale, conflitti attivi interessano Ucraina, Gaza, il Sudan, l’Eritrea e l’Etiopia (particolarmente la regione Amhara), lo Yemen, la Siria, e la Birmania (Myanmar). Tutte queste guerre – seppur differenti per motivi e dinamiche – hanno un comune denominatore: un enorme impatto ambientale e sociale.
Cosa succede alla natura durante la guerra?
I danni ambientali in zone di conflitto non sono solo collaterali. Gli incendi causati dai bombardamenti devastano boschi e pascoli; le esplosioni inquinano aria, acqua e suolo con metalli pesanti e sostanze tossiche; le infrastrutture agricole vengono distrutte o rese inutilizzabili. Questi danni colpiscono in modo diretto e pesante le piante da fiore, fondamentali per l’impollinazione.
Le api si trovano quindi a combattere contro una “tempesta perfetta”: perdita di habitat, aumento di stress ambientale, inquinanti, ma anche mancanza di risorse nutritive. Per esempio, studi recenti evidenziano come la contaminazione da microplastiche e pesticidi in alcune aree di guerra superi i livelli considerati “sicuri” anche in normali contesti agricoli.
Le api: piccole vittime di grandi crisi
Le api sono esseri viventi molto sensibili agli squilibri ambientali. Quando i fiori scarseggiano, la qualità del polline peggiora e il loro sistema immunitario si indebolisce. È stato dimostrato che in zone di conflitto come Israele e Iran, la combinazione di inquinamento e stress da guerra ha portato a un aumento del 25-40% di mortalità delle colonie.
Inoltre, la diffusione di parassiti come il Varroa destructor è facilitata dall’interruzione delle pratiche di gestione sanitaria: in territori di guerra, gli apicoltori spesso non hanno accesso a farmaci o strumenti diagnostici adeguati.
Dati tecnici su produzione e perdite
- In Iran, uno dei principali paesi per la produzione di miele, si contano circa 10 milioni di colonie; zone come Kermanshah e Ilam hanno subito perdite fino al 40% delle colonie tra il 2024 e il 2025.
- In Israele, con circa 120.000 alveari, la tecnologia IoT (Internet of Things) e le terapie innovative (ad esempio RNAi) aiutano la resilienza, ma la distruzione di habitat naturale mette a rischio la produzione di miele.
- In Siria e Yemen, i conflitti hanno praticamente azzerato molte attività apistiche tradizionali, costringendo migliaia di apicoltori a spostarsi continuamente.
Questi dati ci mostrano come i conflitti abbiano effetti tangibili anche sull’economia locale e sulla sicurezza alimentare, poiché le api sono impollinatori fondamentali per molte colture.
Impatto sulla sicurezza alimentare e sull’ecosistema
La riduzione dell’impollinazione comporta una diminuzione della resa agricola che, in alcune zone, arriva fino al 40%. In aree già vulnerabili per clima e povertà, come Yemen e Sudan, questa diminuzione mette a rischio la disponibilità di cibo e la biodiversità.
La combinazione tra cambiamento climatico, siccità e conflitti rende gli ecosistemi particolarmente fragili e incapaci di riprendersi senza un intervento mirato.
Cosa Possiamo Fare?
Gli studi più recenti indicano che i danni ambientali causati dalla guerra possono richiedere anche 30 anni di tempo per essere recuperati. Ma non dobbiamo aspettare: già oggi è possibile agire per mitigare gli effetti:
- Creare corridoi verdi e rifugi per api in zone di conflitto o transizione.
- Realizzare monitoraggi ambientali per rilevare inquinanti e malattie.
- Supportare gli apicoltori con risorse sanitarie e formazione anche in situazioni difficili.
- Promuovere politiche di limitazione all’uso di pesticidi in contesti di guerra.
- Attivare fondi internazionali per la protezione ambientale post-conflitto.
Conclusione
I conflitti armati non colpiscono solo le persone, ma mettono a dura prova l’intero equilibrio naturale di cui le api sono una parte vitale. Noi di ApiBuzz vogliamo non solo raccontare queste storie, ma anche contribuire a diffondere consapevolezza e sostenere chi lavora per mantenere viva la natura anche nei momenti più difficili.
Bibliografia e fonti
- University of Reading, Emerging Threats and Opportunities for Conservation of Global Pollinators (2025)
- Reuters, Wars have displaced over 122 million people worldwide (2025)
- Hayadan, The war on the hive… Israel (2024)
- Al Jazeera, Climate change and war send Syria’s bees further afield (2022)
- ICRC, Ancestral Honey Production in Yemen
- Journal of Apicultural Research, Beekeeping under climate change and conflict (2024)
- Mines Paris-Blog, Nature caught in Gaza and Lebanon conflicts (2025)
- Wikipedia: War in Amhara, Sudanese Civil War, Yemeni Civil War, Environmental impacts of Gaza war
- Mongabay, Warming threats to pollinators (2025)
- Reddit r/science, Bee declines in Europe: causes and consequences (2024)




