L’inverno arriva ogni anno puntuale, ma mentre noi umani ci affanniamo a mettere maglioni di lana, termosifoni a mille e coperte ovunque, le api hanno già messo in piedi una strategia di sopravvivenza che farebbe impallidire qualsiasi ingegnere del riscaldamento domestico.
Il loro segreto si chiama glomere, un vero e proprio concentrato di ingegneria biologica che permette a una colonia intera di affrontare temperature ben sotto lo zero senza sussultare — a differenza di noi, che ci lamentiamo se il latte si raffredda troppo.
Per l’apicoltore curioso e pratico, capire il glomere non è solo questione di ammirazione scientifica: significa anche poter aiutare le api a passare l’inverno senza stress inutile, evitando errori banali come coprire le arnie “come i gerani sul balcone” o isolare male il nido.
Cos’è il glomere e come funziona
Il glomere è un cluster sferico di api che si forma all’interno dell’alveare durante i mesi freddi. Non è una formazione casuale: le api si raggruppano in modo da massimizzare il calore interno e minimizzare la dispersione termica, con le api più anziane o più grandi all’esterno e quelle più giovani e vicine alla covata al centro.
Questa disposizione crea un gradiente di temperatura: mentre la superficie esterna può oscillare tra 10–15 °C, il centro può mantenersi stabile intorno ai 20–30 °C, sufficiente a proteggere le api più delicate e la covata residua.
Le api non generano calore semplicemente “vibrando” a caso. Il loro torace contiene muscoli volatori non legati al movimento delle ali, che contraggono ritmicamente per produrre calore senza spostarsi. Studi classici di Heinrich (1981) e Southwick (1983) dimostrano che una colonia di 20.000 api può produrre fino a 30 watt di energia termica, un numero impressionante considerando le dimensioni dell’alveare.
La formazione del glomere non è statica: il cluster si contrae e si espande a seconda della temperatura esterna, in modo da ridurre al minimo la perdita di calore durante le giornate più fredde e permettere al contempo alle api interne di nutrirsi e spostarsi verso il centro. Heinrich (1981) descrive questo come un “movimento rotatorio”: le api esterne lentamente migrano verso l’interno mentre quelle interne scivolano verso l’esterno, garantendo che nessuna ape sia esposta troppo a lungo al freddo.
La matematica del calore: fisica e biologia del glomere
Il glomere non è solo biologico, è un piccolo capolavoro di fisica applicata. L’aria intrappolata tra le api funge da isolante naturale, mentre la densità del cluster riduce la superficie esposta al freddo. La conduttività termica della cera d’api (circa 0,2 W/mK) aiuta a mantenere stabile l’ambiente interno.
Alcuni studi di Stabentheiner (2010) hanno misurato la temperatura interna dei glomeri di Apis mellifera ligustica: anche quando la temperatura esterna scende a -5 °C, il centro del glomere può mantenersi a 29–30 °C. In confronto, un termosifone domestico impiega minuti per raggiungere quel calore in un ambiente chiuso.
Le api esterne fungono da barriera termica, e il loro movimento costante riduce la perdita di calore. L’espansione del cluster nelle giornate meno fredde e la sua contrazione nei picchi di freddo sono fenomeni che oggi gli ingegneri chiamerebbero “entropia controllata”: un caos organizzato che permette alla colonia di mantenere la stabilità.
Alimentazione e metabolismo invernale
Il mantenimento del glomere richiede energia, e questa energia viene dal miele accumulato in autunno. Una colonia media (20.000–30.000 api) consuma circa 15–20 kg di miele nel corso dell’inverno, anche se il numero varia in base a dimensioni dell’alveare, specie e rigore dell’inverno.
Le api metabolizzano zuccheri come fruttosio e glucosio per produrre calore, e il consumo è più alto nei primi mesi in cui il glomere si stabilizza.
Le scorte devono essere facilmente accessibili al cluster. Un errore comune degli apicoltori inesperti è mettere scorte troppo lontane dalla covata o fornire miele cristallizzato senza ammorbidimento: in inverno le api non possono scaldare da sole il miele duro e rischiano di morire di fame, anche in presenza di abbondanza teorica.
Umidità: il nemico invisibile
Non è solo il freddo a minacciare il glomere. L’umidità interna può causare condensa, che porta a muffe, patogeni e raffreddamento localizzato. Le api naturalmente ventilano il nido, usando movimenti d’ala minimi per controllare il microclima e isolano con propoli eventuali fessure.
Gli apicoltori improvvisati spesso peggiorano le cose: coperture plastiche non traspiranti, chiusure totali o teli troppo aderenti possono intrappolare umidità e trasformare l’inverno in una trappola mortale, invece di proteggere il glomere. Simpson (1961) e Human et al. (2006) sottolineano l’importanza di una ventilazione minima anche nei mesi più freddi.
Le api non dormono: biologia invernale e attività minima
Le api invernali sono fisiologicamente diverse dalle api estive: vivono fino a 6 mesi (contro 4–6 settimane delle operaie estive) grazie a basse attività metaboliche e alta vitellogenina, una proteina che protegge e prolunga la vita delle cellule. La regina riduce la covata al minimo o la sospende completamente, mentre la comunicazione tra api continua attraverso vibrazioni e feromoni, anche a temperature molto basse (Amdam et al., 2003; Crailsheim, 1990).
L’apicoltore d’inverno: cosa fare e cosa non fare
Per aiutare le api a superare l’inverno, l’apicoltore deve preparare l’autunno: controllare le scorte, la posizione dell’alveare, la varroa e proteggere da topi e predatori. Gli errori più comuni sono:
- Coprire le arnie “come i gerani”, con teli aderenti che bloccano la ventilazione.
- Lasciare scorte troppo lontane dalla covata.
- Ignorare condensa e umidità eccessiva.
Al contrario, è utile:
- Pesare le arnie regolarmente.
- Monitorare temperatura e umidità con sensori.
- Preparare candito o scorte liquide solo se necessario e correttamente distribuito.
CREA, IZSVe e UNAAPI forniscono linee guida chiare su queste pratiche, confermate da decenni di osservazioni sul campo.
Ecologia del freddo: il glomere come modello naturale
Il glomere non è solo un miracolo biologico, è un modello per ingegneria e biomimetica. Altri insetti sociali e piccoli mammiferi endotermi adottano strategie simili, ma nessuno lo fa con l’efficienza di Apis mellifera.
Gli studi di robotica collettiva ispirati al glomere hanno dimostrato che cluster regolati termicamente possono ottimizzare consumo energetico e sopravvivenza di robot miniaturizzati in ambienti ostili.
Arcevia in inverno
Ad Arcevia, quando il vento d’inverno fischia tra le colline e la neve copre i prati, gli alveari sono un piccolo miracolo di vita e calore.
Le api si stringono nel loro glomere, e il rumore leggero del loro ronzio interno sembra un respiro collettivo che attraversa l’inverno.
L’apicoltore saggio osserva, pesa, monitora, ma soprattutto non interviene con improvvisazioni inutili: il calore nasce dal gruppo, non dai teli di plastica o dai termosifoni improvvisati.
Fonti scientifiche
- Heinrich, B. (1981). Mechanisms of Thermoregulation in the Honeybee Colony. Springer-Verlag.
- Southwick, E.E. (1983). Metabolic energy of the honeybee colony during winter. Journal of Experimental Biology, 102: 25–37.
- Stabentheiner, A., Kovac, H., & Brodschneider, R. (2010). Honeybee colony thermoregulation – regulatory mechanisms and contribution of individuals. Apidologie, 41(3), 332–351.
- Kleinhenz, M., et al. (2003). Thermoregulation of honeybee clusters. Journal of Insect Physiology, 49, 197–202.
- Simpson, J. (1961). The honeybee cluster in winter. Bee World, 42, 161–165.
- Human, H., Nicolson, S.W., & Dietemann, V. (2006). Respiration and heat production in winter clusters of honeybees. Journal of Experimental Biology, 209, 1170–1177.
- Amdam, G.V., et al. (2003). Social exploitation of vitellogenin in honeybee workers. Nature, 424, 634–636.
- Crailsheim, K. (1990). The protein balance of the honeybee worker. Journal of Insect Physiology, 36, 229–236.
- CREA – Centro di Ricerca Zootecnia e Acquacoltura, Linee guida apicoltura invernale, 2022.
- IZSVe – Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, Monitoraggio e gestione api, 2021.
- UNAAPI – Linee guida pratiche per apicoltori italiani, 2020.




