Come leggere un alveare

Tempo di lettura: 12 minuti

Covata, api adulte, regina, scorte, comportamento e stato sanitario: una visita in apiario non serve soltanto a vedere cosa c’è nell’arnia. Serve a ricostruire ciò che è accaduto, comprendere ciò che sta accadendo e anticipare, per quanto possibile, ciò che potrebbe accadere nelle settimane successive.

Aprire un alveare è relativamente semplice.

Leggerlo è un’altra cosa.

Due apicoltori possono estrarre gli stessi telaini, osservare le stesse api e arrivare a conclusioni molto diverse.

Uno può limitarsi a registrare:

  • api presenti;
  • covata presente;
  • scorte presenti;
  • regina vista.

L’altro cerca invece le relazioni tra quei dati:

  • quante api adulte sono realmente presenti;
  • quanta covata devono sostenere;
  • quale parte della covata è aperta e quale opercolata;
  • se esiste deposizione recente;
  • come sono distribuiti miele e polline;
  • se esistono anomalie sanitarie;
  • come quella colonia si confronta con le altre dello stesso apiario;
  • se ciò che osserva è coerente con il periodo dell’anno.

È questo passaggio che trasforma una semplice ispezione in uno strumento di gestione dell’alveare.

L’obiettivo non è trovare un segnale magico capace di dire se una colonia “sta bene” o “sta male”.

Un segnale isolato raramente basta.

L’obiettivo è costruire un quadro.

L’alveare non è una fotografia

Quando apriamo un’arnia osserviamo contemporaneamente eventi appartenenti a tempi biologici diversi.

Le uova raccontano ciò che è successo negli ultimi giorni.

Le larve raccontano la deposizione e l’allevamento della settimana precedente.

La covata opercolata anticipa una parte importante della popolazione che emergerà nei giorni successivi.

Le api adulte sono invece il risultato di ciò che è avvenuto ancora prima.

Miele e polline raccontano il rapporto recente tra colonia e ambiente.

La presenza di parassiti o sintomi sanitari può infine modificare drasticamente ciò che accadrà nelle settimane successive.

Per questo una colonia apparentemente forte oggi può essere destinata a diminuire.

E una famiglia apparentemente più piccola può trovarsi in piena fase di crescita.

Su ApiBuzz abbiamo affrontato in modo specifico questo tema nell’articolo Come valutare la forza di una famiglia di api.

Qui facciamo un passo diverso.

Non vogliamo soltanto misurare la forza della colonia. Vogliamo imparare a leggerla.

La visita comincia prima di aprire

La prima parte dell’ispezione avviene con l’arnia ancora chiusa.

Fermarsi davanti alla porticina per qualche istante permette di raccogliere informazioni senza modificare il comportamento della colonia.

Osserva il traffico

Guarda il movimento delle api in entrata e in uscita.

L’attività di volo dipende da molte variabili:

  • temperatura;
  • ora;
  • stagione;
  • disponibilità di nettare;
  • disponibilità di polline;
  • forza della famiglia;
  • condizioni meteorologiche.

Per questo un ingresso molto trafficato non dimostra da solo che una colonia sia forte o sana.

Allo stesso modo, una ridotta attività non indica necessariamente un problema.

Il dato diventa molto più interessante quando viene confrontato con le altre famiglie.

Se dieci colonie dello stesso apiario lavorano intensamente e una mostra un’attività nettamente inferiore, quella differenza merita attenzione.

Il confronto non fornisce automaticamente una diagnosi.

Fornisce una domanda: perché questa colonia si comporta diversamente?

Guarda il polline in entrata

Le bottinatrici che rientrano con le cestelle cariche indicano attività di raccolta di polline.

È un’informazione utile soprattutto quando la colonia sta allevando covata, perché il polline rappresenta la principale fonte di proteine, lipidi, vitamine e altri nutrienti necessari alla fisiologia delle api e, indirettamente attraverso le nutrici, allo sviluppo larvale.

Ma anche qui bisogna evitare scorciatoie.

Polline in entrata non significa automaticamente colonia sana. Significa che in quel momento esiste attività di raccolta.

La quantità e qualità delle risorse disponibili, le scorte interne e il rapporto con la covata dovranno essere valutati successivamente.

Osserva il predellino e il terreno davanti all’arnia

Alcuni segnali meritano attenzione:

  • api incapaci di volare;
  • numerose api morte;
  • api con ali deformate;
  • comportamento tremolante o anomalo;
  • combattimenti alla porticina;
  • tentativi insistenti di ingresso da parte di api estranee;
  • residui di covata espulsi;
  • mortalità improvvisa;
  • attività completamente diversa dalle colonie vicine.

Sono indizi, non diagnosi.

Un bravo osservatore non pensa immediatamente:

“So cosa ha questa famiglia.”

Pensa:

“Qui c’è qualcosa che devo verificare.”

È una differenza fondamentale.

Apri e guarda prima di estrarre i telaini

Tolto il coprifavo, non è necessario iniziare immediatamente a smontare il nido.

La disposizione generale delle api contiene già informazioni.

Osserva quanto spazio occupano realmente.

Un’arnia da dieci telaini non contiene necessariamente una colonia “da dieci telaini”.

Conta quanti favi sono effettivamente presidiati e con quale densità.

Questa osservazione aiuta successivamente a interpretare:

  • quantità di covata;
  • capacità di termoregolazione;
  • disponibilità di spazio;
  • eventuale congestione;
  • necessità di restringere o ampliare il volume;
  • possibilità di aggiungere un melario.

La stima della popolazione adulta attraverso la superficie coperta dalle api è infatti uno dei parametri utilizzati anche nei protocolli scientifici di valutazione della forza delle colonie.

Non occorre però fingere una precisione impossibile.

In apiario è spesso più utile una valutazione coerente e ripetibile che un numero apparentemente esatto ottenuto ogni volta con criteri diversi.

La covata è il diario recente della colonia

Pochi elementi dell’alveare contengono tante informazioni quanto il nido di covata.

Bisogna imparare a distinguere almeno:

  • uova;
  • giovani larve;
  • larve più sviluppate;
  • covata opercolata;
  • covata maschile;
  • celle vuote;
  • eventuali alterazioni.

Questi stadi rappresentano momenti diversi dello sviluppo.

Nell’ape operaia il passaggio dall’uovo all’emersione dell’adulto richiede normalmente circa 21 giorni, con variazioni biologiche e ambientali.

Questo permette all’apicoltore di osservare un telaino quasi come una piccola linea temporale.

Uova: una traccia molto recente

Le uova schiudono normalmente dopo circa tre giorni.

Trovarne significa quindi che una regina ha deposto molto recentemente.

Non significa necessariamente che la regina sia presente sull’arnia esattamente nel momento in cui la stiamo visitando, ma fornisce una forte evidenza di deposizione recente.

È il motivo per cui non è indispensabile trovare fisicamente la regina durante ogni ispezione.

Se lo scopo della visita è semplicemente verificare che la colonia disponga di deposizione recente, cercare a lungo la regina può essere inutile e aumentare:

  • durata dell’ispezione;
  • disturbo;
  • rischio di schiacciamento;
  • raffreddamento o esposizione della covata.

La regina va cercata quando esiste un motivo concreto per farlo.

Non cercare soltanto “quanta” covata: guarda quale covata

Dire:

“Questa famiglia ha cinque telaini di covata”

può essere utile, ma rimane un dato incompleto.

Cinque telaini possono contenere superfici molto diverse.

E soprattutto possono raccontare situazioni biologiche differenti.

Bisogna osservare:

  • estensione reale;
  • presenza di uova;
  • larve di diverse età;
  • quantità di covata opercolata;
  • distribuzione;
  • compattezza;
  • rapporto con la popolazione adulta;
  • disponibilità di miele e polline nelle zone circostanti.

Una colonia con molta covata opercolata può essere vicina a un rapido aumento della popolazione adulta.

Una colonia con molte api ma pochissima covata futura potrebbe invece avvicinarsi a una fase di contrazione.

Il numero di api presenti oggi, da solo, non racconta la direzione in cui la colonia si sta muovendo.

Covata compatta: importante, ma non trasformiamola in un verdetto

Una covata compatta e regolare è generalmente un segnale positivo.

Ma l’equazione:

covata irregolare = regina scadente

è troppo semplice.

Una distribuzione discontinua può essere associata a numerose condizioni:

  • deposizione irregolare;
  • regina in difficoltà;
  • celle temporaneamente indisponibili;
  • rimozione igienica della covata;
  • problemi sanitari;
  • parassiti;
  • carenze nutrizionali;
  • eventi climatici;
  • interruzioni temporanee della deposizione;
  • struttura e storia del favo.

Il disegno della covata deve quindi essere interpretato insieme agli altri segnali.

Se compaiono opercoli infossati, perforati in modo anomalo, larve alterate, odori insoliti o altri elementi compatibili con malattie della covata, la situazione cambia completamente.

In presenza di un sospetto sanitario serio non bisogna “provare” interventi a caso né trasferire telaini ad altre colonie.

Occorre approfondire la diagnosi e, quando necessario, rivolgersi ai servizi veterinari competenti.

ApiBuzz approfondisce l’approccio preventivo nella guida alla gestione sanitaria preventiva dell’apiario.

La regina si giudica soprattutto attraverso ciò che produce

Vedere la regina rassicura l’apicoltore.

Ma vederla non significa averne valutato la qualità.

Una regina può essere presente e avere una deposizione insufficiente. Al contrario, durante una visita possiamo non trovarla ma osservare:

  • uova;
  • larve giovani;
  • covata di diverse età;
  • una struttura del nido coerente.

Sono spesso informazioni più utili della semplice presenza fisica.

Quando invece compaiono:

  • assenza anomala di deposizione;
  • progressiva riduzione della covata;
  • deposizione esclusivamente maschile;
  • più uova deposte in modo anomalo;
  • celle reali associate ad altri segnali di orfanità o sostituzione;

serve un controllo più approfondito.

Per gli aspetti specifici legati alla gestione e alla selezione della regina puoi consultare Tecniche di allevamento della regina.

Api adulte e covata devono essere lette insieme

Qui emerge uno dei rapporti più importanti dell’intera visita. Una colonia non deve soltanto avere covata.

Deve avere abbastanza api per gestirla.

La covata necessita di:

  • nutrizione;
  • termoregolazione;
  • pulizia;
  • presidio.

Una quantità di covata eccessiva rispetto alle api adulte può diventare problematica, soprattutto in determinate condizioni climatiche o dopo manipolazioni artificiali della famiglia.

Al contrario, molte api adulte accompagnate da poca covata possono avere significati completamente diversi:

  • fisiologica riduzione stagionale;
  • recente sciamatura;
  • blocco temporaneo;
  • carenza di spazio utile alla deposizione;
  • problema della regina;
  • condizioni nutrizionali o sanitarie;
  • normale fase transitoria.

Ed ecco perché il calendario è indispensabile.

La stessa fotografia può essere normale in ottobre e preoccupante in aprile.

Miele e polline: quantità, posizione e momento

Quando si valutano le scorte non basta chiedersi:

“C’è miele?”

Bisogna chiedersi:

“Queste risorse sono coerenti con i bisogni attuali e futuri della colonia?”

Miele e polline svolgono ruoli nutrizionali differenti.

Il nettare e il miele rappresentano soprattutto la componente energetica.

Il polline fornisce invece nutrienti fondamentali per la fisiologia delle api e per l’allevamento della covata.

È quindi possibile osservare una colonia con abbondanti riserve energetiche ma un quadro proteico meno favorevole.

Bisogna considerare:

  • quantità di miele;
  • quantità di polline;
  • posizione rispetto al nido;
  • covata presente;
  • stagione;
  • fioriture disponibili;
  • andamento meteorologico;
  • capacità futura della colonia di approvvigionarsi.

Non esiste una quantità ideale indipendente dal contesto.

Una colonia fortemente popolosa in sviluppo ha esigenze molto diverse da una piccola famiglia in fase di riduzione autunnale.

Il confronto tra colonie è uno degli strumenti più potenti dell’apiario

Immaginiamo dodici alveari collocati nello stesso apiario.

Undici presentano:

  • attività intensa;
  • importazione di polline;
  • buona quantità di covata;
  • popolazioni coerenti con la stagione.

Uno presenta invece:

  • attività molto ridotta;
  • poca covata;
  • popolazione sensibilmente inferiore.

La differenza non ci dice automaticamente quale sia il problema.

Ma elimina parte del rumore.

Le colonie stanno infatti vivendo, con qualche eccezione, condizioni simili di:

  • clima;
  • fioriture;
  • territorio;
  • andamento meteorologico.

Questo rende particolarmente interessante l’arnia che si discosta dal gruppo.

Lo stesso ragionamento vale al contrario.

Se tutte le colonie improvvisamente riducono il volo, la causa potrebbe essere ambientale.

Se lo fa una soltanto, dobbiamo investigare quella colonia.

Il valore diagnostico non sta sempre nel numero assoluto. Spesso sta nella differenza.

Varroa: quello che vedi non rappresenta necessariamente quello che c’è

Questo è uno dei punti sui quali è più pericoloso affidarsi alla sola esperienza visiva.

Non vedere acari sulle api non permette di concludere che l’infestazione sia bassa.

Varroa destructor trascorre infatti parte del proprio ciclo riproduttivo all’interno delle celle di covata opercolata e la semplice osservazione delle api adulte non consente di stimare in modo affidabile la pressione parassitaria della colonia.

Api con ali deformate o altri sintomi possono indicare una situazione già importante, ma aspettare i sintomi visibili non è un metodo di monitoraggio.

Per questo la moderna gestione della Varroa si basa sulla misurazione. A seconda del protocollo adottato si possono utilizzare diversi sistemi di monitoraggio, con caratteristiche e affidabilità differenti.

Il risultato deve poi essere interpretato considerando:

  • metodo utilizzato;
  • periodo dell’anno;
  • quantità di covata;
  • andamento precedente dell’infestazione;
  • trattamenti effettuati;
  • linee guida tecniche e veterinarie applicabili.

Non esiste quindi un numero magico valido per ogni apiario, in ogni mese e con ogni metodo.

Su ApiBuzz il percorso completo è trattato in Lotta integrata ai parassiti – IPM e Varroa.

La logica rimane:

misurare → interpretare → intervenire quando necessario → verificare il risultato.

I segnali sanitari non vanno interpretati isolatamente

Durante una visita possono comparire:

  • api con ali deformate;
  • api striscianti;
  • tremori;
  • spopolamento;
  • covata anomala;
  • opercoli alterati;
  • mortalità larvale;
  • diarrea o imbrattamenti;
  • odori insoliti.

Alcuni possono orientare verso determinate patologie.

Ma la diagnosi differenziale delle malattie delle api è spesso più complessa di quanto sembri.

Un singolo sintomo può essere comune a condizioni differenti.

È quindi importante distinguere tre livelli:

osservazione → sospetto → diagnosi.

L’apicoltore può osservare.

L’osservazione può generare un sospetto.

La conferma, quando necessaria, richiede metodi diagnostici appropriati.

ApiBuzz dedica a questo livello di approfondimento anche il capitolo Diagnosi microscopica in laboratorio.

La stagione cambia completamente il significato di ciò che vediamo

Non esiste una “buona colonia” indipendente dal calendario.

Fine inverno e inizio primavera

Interessano soprattutto:

  • sopravvivenza;
  • disponibilità e accessibilità delle scorte;
  • ripresa della deposizione;
  • rapporto tra popolazione e covata.

Primavera

La colonia entra nella fase di forte sviluppo. Diventano centrali:

  • crescita della popolazione;
  • aumento della covata;
  • spazio;
  • scorte;
  • congestione;
  • dinamiche di sciamatura.

Periodo produttivo

Occorre leggere contemporaneamente:

  • massa di bottinatrici;
  • disponibilità di spazio;
  • andamento del raccolto;
  • nido;
  • stato sanitario.

Estate e post-raccolto

Il quadro cambia ancora.

Sanità, Varroa, disponibilità nutrizionale e produzione delle api destinate alle fasi successive assumono un’importanza enorme.

Autunno

Non interessa più costruire la colonia più grande possibile. Interessa arrivare all’inverno con una popolazione biologicamente adeguata, sana e sostenuta da risorse sufficienti.

Il tema è approfondito nell’articolo ApiBuzz dedicato alle api invernali.

Imparare a prevedere

Una delle capacità più importanti arriva quando smettiamo di chiederci soltanto:

“Com’è questa colonia oggi?”

e iniziamo a domandarci:

“Come potrebbe essere tra due o tre settimane se non faccio nulla?”

Naturalmente non possiamo prevedere tutto.

Meteo, raccolti, sciamature, regina, patologie e numerosi altri fattori possono modificare rapidamente la traiettoria.

Ma la struttura della colonia contiene informazioni sul suo futuro prossimo.

Una grande quantità di covata opercolata rappresenta popolazione adulta prossima all’emersione.

Uova e larve rappresentano popolazione potenziale più lontana.

Le scorte indicano parte delle risorse disponibili per sostenere questo sviluppo.

La popolazione adulta indica quanta capacità di lavoro esiste oggi.

La pressione sanitaria può invece compromettere l’intero processo.

La colonia va quindi letta come una traiettoria, non come una fotografia.

Il metodo ApiBuzz: osserva, confronta, interpreta, verifica, decidi

Una visita metodica può essere sintetizzata in cinque passaggi.

1. Osserva

Registra ciò che esiste realmente.

“La covata presenta numerose celle vuote.”

È un’osservazione.

“La regina è vecchia.”

È già un’interpretazione.

Separare i due livelli evita molti errori.

2. Confronta

Confronta:

  • la colonia con le altre dell’apiario;
  • la colonia con se stessa nelle visite precedenti;
  • ciò che osservi con ciò che sarebbe biologicamente plausibile in quella stagione.

Una singola visita è utile. Una serie di visite confrontabili vale molto di più.

3. Interpreta

Formula più di un’ipotesi quando possibile.

Covata ridotta?

L’esperienza non serve a saltare questo passaggio.

Potrebbe dipendere dalla regina.

Oppure dalla stagione.

Oppure dalle risorse.

Oppure da una recente sciamatura.

Oppure da un problema sanitario.

Serve a formulare ipotesi migliori.

4. Verifica

Cerca elementi capaci di confermare o smentire l’ipotesi.

Può significare:

  • cercare deposizione recente;
  • controllare le scorte;
  • valutare meglio la covata;
  • misurare la Varroa;
  • confrontare altre colonie;
  • consultare le registrazioni precedenti;
  • effettuare un’analisi;
  • programmare un nuovo controllo.

5. Decidi

Soltanto alla fine arriva l’intervento. Le possibili decisioni possono essere molto diverse:

  • nessun intervento;
  • nuova verifica;
  • aggiungere o togliere spazio;
  • sostenere le scorte;
  • intervenire sulla regina;
  • monitorare un problema sanitario;
  • applicare una strategia contro la Varroa;
  • riequilibrare;
  • unire una colonia.

Ma una regola dovrebbe venire prima di tutte:

non intervenire prima di aver compreso, per quanto possibile, che cosa stiamo cercando di correggere.

Una colonia diversa dalle altre non è automaticamente una colonia da “aggiustare”.

E a volte la migliore decisione possibile è semplicemente: non fare nulla e osservare di nuovo.

Scheda rapida: cosa può raccontare l’alveare

OsservazionePuò suggerireCosa verificare
Attività molto inferiore alle colonie vicineRidotta forza o ridotta attivitàPopolazione, covata, scorte, regina, sanità
Polline in entrataAttività di bottinamento pollinicoCovata, polline immagazzinato, situazione generale
Uova presentiDeposizione molto recenteRegolarità della deposizione e altri stadi di covata
Molta covata opercolataPotenziale aumento prossimo della popolazioneApi adulte, spazio, sanità
Covata molto discontinuaNumerose cause possibiliRegina, sanità, Varroa, risorse, storia recente
Molta covata e poche apiPossibile squilibrio api/covataCopertura della covata e temperatura
Molte api e poca covataFase stagionale o anomalia da approfondireRegina, sciamatura, spazio, risorse, sanità
Api con ali deformatePossibile coinvolgimento di virosi associate a VarroaMonitoraggio Varroa e quadro sanitario
Opercoli o larve anomalePossibile problema della covataDiagnosi sanitaria prima di movimentare materiale
Scorte abbondanti ma poca disponibilità pollinicaPossibile squilibrio nutrizionaleCovata e disponibilità ambientale
Una colonia molto diversa dalle altreEvento specifico della famigliaConfronto sistematico con il resto dell’apiario

La tabella non è uno strumento diagnostico.

Serve a trasformare un’osservazione in una domanda da verificare.

Le 10 domande prima di richiudere l’arnia

Prima di terminare la visita prova a rispondere a queste dieci domande.

1. Quante api adulte sono realmente presenti?

Non quanti telaini contiene l’arnia: quanti sono effettivamente occupati.

2. Esiste deposizione recente?

Uova e giovani larve permettono di ricostruire l’attività recente della regina.

3. Qual è la struttura della covata?

Osserva quantità, stadi, distribuzione e anomalie.

4. Api adulte e covata sono proporzionate?

La famiglia dispone della popolazione necessaria per gestire ciò che sta allevando?

5. Miele e polline sono adeguati?

Considera quantità, posizione, stagione e fabbisogno.

6. Esiste abbastanza spazio funzionale?

Spazio per api, covata e scorte devono rimanere in equilibrio.

7. Esistono segnali sanitari anomali?

Guarda api adulte, covata e fondo.

8. Qual è la situazione della Varroa?

La risposta deve provenire da un monitoraggio adeguato, non dall’impressione visiva.

9. Questa colonia è coerente con le altre?

Le differenze sono spesso più informative dei valori assoluti.

10. Quale traiettoria sta seguendo?

Sta crescendo, è stabile o sta diminuendo? E soprattutto:

cosa è probabile che succeda se oggi non intervengo?

Quando impariamo a rispondere a quest’ultima domanda, la visita cambia completamente.

Registrare significa imparare più velocemente

La memoria dell’apicoltore è utile.

Ma non è un database.

Dopo decine di famiglie e numerose visite è facile ricordare impressioni invece di dati.

Una scheda essenziale può comprendere:

  • data;
  • apiario;
  • condizioni meteorologiche;
  • favi coperti di api;
  • quantità indicativa di covata aperta;
  • quantità indicativa di covata opercolata;
  • presenza di uova;
  • scorte di miele;
  • scorte di polline;
  • celle reali;
  • risultato monitoraggio Varroa;
  • anomalie;
  • interventi;
  • cosa controllare alla visita successiva.

Non serve trasformare ogni visita in un esperimento scientifico.

Serve essere coerenti. Una stima fatta sempre nello stesso modo permette di osservare l’andamento.

Ed è proprio l’andamento, più del singolo numero, a raccontare la colonia.

Dal guardare al comprendere

Imparare a leggere un alveare non significa accumulare una collezione di regole del tipo:

“Se vedi A, fai B.”

Una colonia di api è troppo complessa per funzionare così.

Significa piuttosto imparare un metodo:

  • osservare senza anticipare la conclusione;
  • mettere in relazione i segnali;
  • confrontare;
  • formulare un’ipotesi;
  • misurare quando è possibile;
  • intervenire soltanto quando esiste una ragione.

Un uovo racconta un evento recente.

La covata opercolata anticipa parte della popolazione futura.

Le api adulte raccontano il passato recente della colonia.

Miele e polline raccontano il suo rapporto con il territorio.

La Varroa può cambiare ciò che accadrà nei mesi successivi.

La stagione attribuisce un significato diverso a ciascuno di questi elementi.

L’alveare non è quindi una fotografia.

È una storia biologica in movimento.

L’esperienza dell’apicoltore nasce quando quella storia comincia a diventare leggibile.

Non quando riesce semplicemente a guardare più velocemente i telaini.

Ma quando riesce a capire quali domande porre alla colonia prima di decidere cosa fare.

Approfondimenti ApiBuzz

Per proseguire il percorso:

Bibliografia e fonti

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DOI: 10.1371/journal.pone.0072016.

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Variations in the availability of pollen resources affect honey bee health. PLOS ONE, 11(9), e0162818.

Honey Bee Health Coalition (2026).
Tools for Varroa Management – A Guide to Effective Varroa Sampling & Control, 9th Edition.
Guida tecnica aggiornata per il monitoraggio e la gestione di Varroa destructor.

Nota metodologica

I segnali descritti in questo articolo devono essere interpretati nel loro insieme e in relazione alla stagione, al territorio e alla storia della colonia. Non costituiscono singolarmente una diagnosi sanitaria. In presenza di sintomi compatibili con malattie soggette a controllo veterinario o di mortalità anomala è necessario rivolgersi ai servizi veterinari competenti.

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