Il miele locale cura le allergie stagionali?

Tempo di lettura: 8 minuti

Ogni primavera torna lo stesso consiglio: mangia un cucchiaino di miele prodotto vicino a casa e, poco alla volta, il corpo si abituerà ai pollini della zona.

Il ragionamento sembra lineare. Nel miele è presente del polline; ingerirne piccole quantità potrebbe allenare il sistema immunitario e ridurre starnuti, naso chiuso, prurito e lacrimazione. È un’idea facile da capire e molto simile, almeno in apparenza, al principio della desensibilizzazione allergologica.

Il problema è che una spiegazione plausibile non è ancora una prova.

Gli studi clinici disponibili sono pochi, hanno coinvolto campioni ridotti e hanno utilizzato mieli, dosi e protocolli molto diversi. Alcuni non hanno rilevato benefici; altri hanno osservato miglioramenti che, però, non possono essere trasferiti automaticamente al normale consumo di miele locale.

La conclusione più corretta, oggi, è questa:

Non esistono prove sufficienti per raccomandare il miele locale come trattamento o prevenzione delle allergie stagionali. Consumare miele può far parte dell’alimentazione, ma non equivale a una terapia allergene-specifica e non dovrebbe sostituire diagnosi o cure prescritte.

Vediamo perché.

Che cosa accade durante un’allergia ai pollini

La rinite allergica è una reazione immunitaria, generalmente mediata da immunoglobuline E, contro sostanze che per la maggior parte delle persone sono innocue. Nel caso delle allergie stagionali, gli allergeni arrivano soprattutto attraverso l’inalazione di pollini aerodispersi.

Quando una persona sensibilizzata incontra nuovamente l’allergene, vengono attivate cellule come mastociti e basofili, con liberazione di mediatori infiammatori. Ne derivano i sintomi tipici:

  • starnuti ripetuti;
  • prurito nasale e oculare;
  • naso che cola o congestionato;
  • lacrimazione;
  • talvolta tosse o peggioramento dell’asma.

Non tutti i pollini hanno però la stessa importanza allergologica. Molte allergie respiratorie sono provocate da piante anemofile, cioè impollinate dal vento, come graminacee, betulla, nocciolo, ontano, olivo, cipresso, ambrosia e artemisia. Queste piante liberano nell’aria grandi quantità di polline leggero.

Le api visitano invece soprattutto piante che offrono nettare o polline come ricompensa. La distinzione non è assoluta: anche pollini trasportati dal vento possono entrare nell’alveare e finire nel miele. Ma la loro presenza è variabile e non garantisce che il miele contenga proprio gli allergeni responsabili dei sintomi di una determinata persona.

Nel miele c’è davvero polline?

Sì. Il miele contiene naturalmente granuli pollinici e altri elementi microscopici. Proprio per questo la melissopalinologia studia il sedimento del miele per ricavare informazioni sulla sua origine botanica e geografica.

Questo, però, non trasforma automaticamente il miele in una dose controllata di allergeni.

La composizione pollinica cambia in funzione di:

  • fioriture visitate;
  • territorio;
  • stagione e andamento meteorologico;
  • comportamento delle colonie;
  • modalità di estrazione e filtrazione;
  • singolo lotto di miele.

Inoltre, contare i granuli al microscopio non significa misurare la quantità di proteine allergeniche biologicamente attive. Pollini della stessa specie possono liberare quantità diverse di allergeni; il profilo microscopico non corrisponde quindi a una dose terapeutica nota.

Uno studio condotto in Lituania ha confrontato i pollini presenti nell’aria e nel miele raccolto in un singolo territorio. In quei campioni, i pollini allergenici di piante anemofile rappresentavano il 44% dei granuli identificati. Il dato dimostra che i pollini trasportati dal vento possono effettivamente entrare nel miele, anche attraverso il flusso d’aria nell’alveare. Non dimostra, però, che tutti i mieli contengano la stessa percentuale, né che la quantità di allergene ingerita sia sufficiente, ripetibile o sicura per produrre tolleranza.

Per approfondire la differenza tra polline delle piante, polline raccolto dalle api e uso alimentare, su ApiBuzz è disponibile anche la guida Polline: cos’è, cosa contiene e cosa non è.

Miele e immunoterapia non sono la stessa cosa

L’associazione nasce da un’analogia: assumere piccole quantità di polline con il miele ricorderebbe l’immunoterapia allergene-specifica. Ma tra le due cose esistono differenze decisive.

Miele comuneImmunoterapia allergene-specifica
Composizione variabile da lotto a lottoEstratto allergenico caratterizzato e standardizzato
Quantità di allergeni sconosciutaDose definita e somministrata secondo protocollo
Pollini non necessariamente coincidenti con quelli responsabili dei sintomiAllergene scelto dopo una diagnosi allergologica
Consumo alimentare autonomoTrattamento prescritto e controllato da personale sanitario
Efficacia clinica non dimostrata in modo sufficienteEfficacia documentata per specifici prodotti e allergeni

Le linee guida della European Academy of Allergy and Clinical Immunology indicano l’immunoterapia sottocutanea o sublinguale come trattamento in grado di intervenire sui meccanismi della rinite allergica e, in alcuni casi, modificarne l’andamento. Per ottenere benefici duraturi vengono utilizzati prodotti specifici e protocolli che normalmente richiedono almeno tre anni.

Un vasetto di miele non offre nessuna di queste garanzie. Non conosciamo la concentrazione dell’allergene, non sappiamo se sia quello corretto e non possiamo controllare la dose realmente assunta.

Che cosa mostrano gli studi clinici

I lavori sull’uomo più citati sono tre. Leggerli insieme è utile perché spiegano perché sull’argomento circolino conclusioni opposte.

StudioMetodoRisultatoLimite principale
Rajan et al., 200236 partecipanti divisi tra miele locale non filtrato, miele commerciale e sciroppo aromatizzato al miele; un cucchiaio al giornoNessuno dei due mieli ha ridotto i sintomi più del placeboCampione piccolo, ma confronto diretto con miele locale
Saarinen et al., 201144 pazienti randomizzati tra miele addizionato con polline di betulla e miele normale; altri 17 pazienti hanno proseguito le cure abitualiIl gruppo con miele e polline di betulla ha riferito meno sintomi e minore uso di antistaminici rispetto al controlloStudio pilota; il prodotto conteneva polline aggiunto e le differenze rispetto al miele normale erano per lo più non significative
Asha’ari et al., 201340 adulti con rinite allergica; miele Tualang o sciroppo placebo, entrambi insieme a loratadina; dose di 1 g/kg al giorno per quattro settimaneNel gruppo miele il miglioramento dei sintomi è proseguito anche dopo la sospensione di antistaminicoCampione piccolo, dose molto elevata, ambiente tropicale e miele non standardizzato

Lo studio sul miele locale che non trovò benefici

Nel 2002 Rajan e colleghi testarono direttamente l’ipotesi più comune. Trentasei persone con rinocongiuntivite allergica furono assegnate a tre gruppi:

  • miele locale, non pastorizzato e non filtrato;
  • miele commerciale, filtrato e pastorizzato;
  • sciroppo di mais aromatizzato al miele come placebo.

I partecipanti consumavano un cucchiaio al giorno e registravano dieci sintomi allergici, oltre all’uso dei farmaci abituali. Nessuno dei gruppi che assumevano miele ottenne un sollievo superiore al placebo.

È lo studio che somiglia maggiormente al consiglio “mangia miele locale“. Il risultato fu negativo.

Il miele con polline di betulla

Nel 2011 uno studio pilota finlandese valutò un prodotto diverso: miele al quale era stato aggiunto polline di betulla. Quarantaquattro persone con allergia alla betulla assunsero, in quantità progressivamente crescenti da novembre a marzo, miele arricchito con polline oppure miele normale. Altri diciassette pazienti continuarono la terapia abituale e costituirono il gruppo di controllo.

Durante la stagione pollinica, il gruppo che aveva assunto miele con polline di betulla riportò, rispetto al controllo, un punteggio complessivo dei sintomi inferiore del 60%, il doppio dei giorni senza sintomi, il 70% in meno di giorni con sintomi gravi e un uso di antistaminici ridotto del 50%.

I numeri sembrano convincenti, ma richiedono cautela. Il campione era piccolo, gli stessi autori definirono preliminari i risultati e, soprattutto, le differenze tra miele arricchito con polline e miele normale non furono significative per la maggior parte degli esiti. Il gruppo con polline aggiunto utilizzò meno antistaminici, ma lo studio non dimostra che il normale miele locale funzioni come desensibilizzante.

Lo studio con miele Tualang ad alte dosi

Il nome può trarre in inganno. Nel contesto dello studio, “Tualang” non va interpretato come una denominazione uniflorale analoga ad acacia o castagno: gli autori descrivono il prodotto come un miele selvatico multiflorale della foresta pluviale malese, prodotto dall’ape gigante asiatica Apis dorsata. Queste api costruiscono grandi favi all’aperto sui rami di alberi molto alti, fra i quali il tualang (Koompassia excelsa), da cui il miele prende il nome. Qui la denominazione identifica dunque un miele multiflorale legato a quello specifico ambiente e sistema di raccolta, non una singola fonte botanica. Quello impiegato nello studio era crudo e non lavorato; composizione e caratteristiche non possono essere automaticamente equiparate a quelle di un comune miele millefiori italiano.

Nel 2013 quaranta adulti con rinite allergica furono divisi tra miele Tualang malese e sciroppo di mais aromatizzato. Tutti assunsero anche 10 mg di loratadina al giorno per le prime quattro settimane. La quantità prevista era di 1 grammo di miele per chilogrammo di peso corporeo al giorno: circa 70 grammi per una persona di 70 kg, una dose molto superiore al normale cucchiaino quotidiano.

Dopo quattro settimane migliorarono entrambi i gruppi, coerentemente con l’assunzione dell’antistaminico. Alla settimana otto, un mese dopo la sospensione del farmaco, il miglioramento risultò più persistente nel gruppo miele.

Anche questo risultato è interessante, ma non dimostra l’efficacia del miele locale contro le allergie stagionali. Lo studio riguardava un miele tropicale multiflorale, utilizzato ad alte dosi, in una popolazione con rinite persistente e sensibilizzazioni differenti da quelle tipiche della pollinosi europea. Gli autori stessi indicarono come limiti la piccola dimensione del campione, la valutazione prevalentemente soggettiva dei sintomi e la mancanza di standardizzazione del miele, precisando che i risultati erano riferibili soltanto ai lotti impiegati.

La risposta onesta: prove insufficienti, non impossibilità assoluta

Dire che il miele “cura le allergie” va oltre ciò che gli studi dimostrano. Ma sarebbe scorretto anche sostenere che qualunque possibile effetto sia stato definitivamente escluso.

La letteratura consente di affermare che:

  • il normale miele locale non ha mostrato benefici nel piccolo studio che lo ha confrontato direttamente con un placebo;
  • alcuni studi pilota hanno osservato miglioramenti con miele arricchito di polline o assunto ad alte dosi;
  • i risultati positivi non sono stati confermati da grandi studi indipendenti e replicati;
  • mieli, allergeni, dosi e popolazioni erano troppo diversi per ottenere una conclusione generale;
  • non esiste un dosaggio terapeutico riconosciuto;
  • nessuna linea guida allergologica considera il miele una forma di immunoterapia.

La formula più corretta non è quindi “il miele non farà mai nulla“, ma:

Le prove disponibili sono troppo limitate e incoerenti per usare o consigliare il miele come terapia delle allergie stagionali.

Questo è anche il criterio con cui ApiBuzz affronta l’apiterapia: distinguere un’ipotesi biologica, un segnale preliminare e un trattamento clinicamente dimostrato.

Il miele può provocare una reazione allergica?

È raro, ma possibile.

Nel miele possono essere presenti proteine provenienti dai pollini e proteine di origine apistica, comprese componenti delle secrezioni ghiandolari delle api. Studi immunologici e casi clinici mostrano che entrambe possono agire da allergeni in soggetti sensibili.

Nel 2021 è stato descritto il caso di un bambino di cinque anni che sviluppò orticaria generalizzata e difficoltà respiratoria circa trenta minuti dopo aver consumato miele artigianale. Gli accertamenti indicarono una sensibilizzazione ai pollini di Asteraceae, in particolare ambrosia e artemisia, e una reazione positiva al miele coinvolto. Un singolo caso non permette di stimare la frequenza del problema, ma dimostra che “naturale” non significa privo di rischio.

Questo non vuol dire che ogni persona allergica ai pollini debba eliminare automaticamente il miele. Significa invece che chi ha già avuto reazioni dopo averlo consumato, oppure dopo altri prodotti dell’alveare, non dovrebbe tentare esposizioni progressive in autonomia. Una sospetta allergia alimentare va valutata da un allergologo.

Miele grezzo, filtrato o locale: cambia qualcosa?

Non disponiamo di prove cliniche sufficienti per affermare che un miele grezzo, non filtrato o prodotto vicino a casa prevenga meglio le allergie.

Un miele meno filtrato può conservare un sedimento pollinico più abbondante, ma “più polline” non significa automaticamente:

  • presenza dell’allergene responsabile;
  • dose corretta;
  • maggiore efficacia;
  • maggiore sicurezza.

Anche la parola “locale” descrive la provenienza, non un’attività terapeutica. Due mieli prodotti nello stesso comune possono avere profili pollinici diversi per stagione, apiario, fioriture e condizioni meteorologiche. Per scegliere un miele ha quindi più senso valutarne origine, tracciabilità, caratteristiche e qualità, come spiegato nella guida Miele: cos’è davvero e come si sceglie, senza attribuirgli proprietà mediche non dimostrate.

Cosa fare, in pratica

Se il miele piace e viene tollerato, può essere consumato come alimento. Non serve però aumentare le quantità nella speranza di ottenere una desensibilizzazione: gli studi non hanno definito una dose efficace e il miele rimane composto soprattutto da zuccheri.

In presenza di rinite stagionale ricorrente è più utile:

  • identificare gli allergeni responsabili;
  • distinguere rinite allergica da altre cause di congestione o irritazione;
  • seguire una terapia sintomatica appropriata quando indicata;
  • valutare con lo specialista l’immunoterapia allergene-specifica nei casi adatti.

Il miele non dovrebbe sostituire antistaminici, spray nasali, immunoterapia o altre indicazioni ricevute dal medico. E non dovrebbe essere usato per costruire da soli una presunta “tolleranza” al polline.

Resta inoltre valida una regola indipendente dalle allergie: il miele non deve essere somministrato ai bambini di età inferiore a dodici mesi per il rischio di botulismo infantile. Il tema è approfondito nella guida ApiBuzz su miele e botulismo.

Conclusione

Il miele locale racconta davvero il territorio. Contiene tracce biologiche delle piante e dell’ambiente in cui le api hanno lavorato. Ma questa relazione con il territorio non lo trasforma automaticamente in un vaccino naturale contro i pollini.

L’idea della desensibilizzazione attraverso il miele è biologicamente suggestiva, ma la ricerca clinica non l’ha confermata in modo sufficiente. Un piccolo studio sul miele locale non ha trovato benefici; due studi pilota hanno prodotto segnali positivi usando condizioni molto particolari, non sovrapponibili al consumo quotidiano di un miele comune.

Perciò il miele può restare ciò che è: un alimento complesso, variabile e legato al territorio. Non ha bisogno di promesse terapeutiche non dimostrate per avere valore.

Bibliografia

  • Rajan TV, Tennen H, Lindquist RL, Cohen L, Clive J. Effect of ingestion of honey on symptoms of rhinoconjunctivitis. Ann Allergy Asthma Immunol. 2002;88(2):198–203. PubMed
  • Saarinen K, Jantunen J, Haahtela T. Birch pollen honey for birch pollen allergy: a randomized controlled pilot study. Int Arch Allergy Immunol. 2011;155(2):160–166. PubMed
  • Asha’ari ZA, Ahmad MZ, Wan Din WSJ, Che Hussin CM, Leman I. Ingestion of honey improves the symptoms of allergic rhinitis: evidence from a randomized placebo-controlled trial in the East Coast of Peninsular Malaysia. Ann Saudi Med. 2013;33(5):469–475. PubMed
  • Roberts G, Pfaar O, Akdis CA, et al. EAACI Guidelines on Allergen Immunotherapy: Allergic rhinoconjunctivitis. Allergy. 2018;73(4):765–798. PubMed
  • Šaulienė I, Šukienė L, Noreikaitė-Merkelienė A, Pileckas V. The comparison of pollen abundance in air and honey samples. Acta Agrobot. 2015;68(4):391–398. Testo completo
  • Bauer L, Kohlich A, Hirschwehr R, et al. Food allergy to honey: pollen or bee products? Characterization of allergenic proteins in honey by means of immunoblotting. J Allergy Clin Immunol. 1996;97(1):65–73. PubMed
  • Di Costanzo M, De Paulis N, Peveri S, et al. Anaphylaxis caused by artisanal honey in a child: a case report. J Med Case Rep. 2021;15:235. PubMed
  • Aw Yong PY, Islam F, Harith HH, Israf DA, Tan JW, Tham CL. The potential use of honey as a remedy for allergic diseases: a mini review. Front Pharmacol. 2021;11:599080. PubMed

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Segnalazione editoriale
Miele artigianale delle colline di Arcevia
Produzione limitata · Apicoltura familiare · Miele millefiori delle Marche · Filiera corta

Vai a Marche & Miele

Apicoltura Marche & Miele – Arcevia (Marche, Italia)

RISORSE INTERESSANTI

Miele e Sport: energia veloce o zucchero mascherato?

Miele e sport: energia veloce o zucchero mascherato?

Il miele è da sempre un simbolo di dolcezza naturale, ma negli ultimi anni è stato riscoperto...
BUZZ-TERAPIA: PERCHE’ ASCOLTARE UN ALVEARE FA BENE AL CERVELLO

Buzz-Terapia: perchè ascoltare un alveare fa bene al cervello

C’è chi medita ascoltando il mare, chi paga abbonamenti a Spotify per playlist con pioggia artificiale, e...
Apiterapia: mito, scienza e realtà di un’antica medicina

Apiterapia: mito, scienza e realtà di un antica medicina

Il veleno d’api come panacea? Scopriamo insieme cosa c’è di vero e cosa invece è solo dolce...