Ci sono situazioni in cui una persona fa tutto “nel modo giusto”.
Si impegna.
Si controlla.
Si osserva.
Si corregge.
Eppure, più fa, più le cose peggiorano.
Non in modo evidente.
Non con un crollo improvviso.
Ma con una lenta erosione.
Le persone lo descrivono così:
- “Faccio di tutto per stare meglio, ma non cambia nulla”;
- “Più mi impegno, più mi sento bloccato”;
- “Mi sembra di remare contro corrente”;
- “So cosa non va, ma continuo a rifarlo”.
Non c’è confusione.
Non c’è disorganizzazione.
Non c’è passività.
C’è coerenza.
Ed è proprio questo il problema.
Il comportamento è stabile.
Ripetuto.
Logico.
La persona non si sabota consapevolmente.
Al contrario: sta applicando con rigore ciò che crede la protegga.
Non è vero che ti stai facendo del male.
Stai applicando una protezione che ha perso il suo interruttore.
Il problema non è l’intenzione.
È la durata.
E qui nasce una convinzione pericolosa:
| Se non funziona, vuol dire che devo impegnarmi di più. |
Osservazione sistemica
Osservando questi casi senza interpretarli, emerge un pattern chiaro.
Quando qualcosa fa soffrire:
- la persona cerca di evitarlo;
- cerca di prevenirlo;
- cerca di controllarlo.
Queste azioni, prese singolarmente, sono sensate.
Il problema non è cosa si fa, ma quanto rigidamente lo si ripete.
Il sistema entra in un circuito:
- percezione del rischio;
- attivazione di una strategia di protezione;
- sollievo momentaneo;
- ritorno del problema;
- intensificazione della stessa strategia.
Ogni giro rafforza la convinzione:
“Se smetto, peggiorerà.”
A quel punto non è più una scelta.
È una regola interna.
Così il comportamento protettivo diventa obbligatorio.
Automatico. Non più negoziabile.
A quel punto, il sistema non distingue più tra:
- ciò che protegge;
- ciò che danneggia.
La protezione diventa prioritaria rispetto al funzionamento.
Lo spostamento di sguardo
La psicologia breve strategica guarda questi fenomeni con una lente diversa.
La domanda non è: “Perché continui a farti del male?”
| La domanda è: Cosa stai cercando di evitare con tanta precisione? |
Ogni comportamento disfunzionale persistente ha una funzione.
Non nel passato.
Nel presente.
Protegge da:
- un’emozione;
- una possibilità;
- una perdita;
- un’esposizione.
Il problema nasce quando la funzione protettiva costa più del rischio che evita.
Ma il sistema non lo sa.
Perché guarda solo il pericolo immediato.
Così nasce il sabotaggio:
non per distruzione, ma per eccesso di protezione.
Il modello apistico
In un alveare esistono meccanismi di difesa estremamente sofisticati.
Guardiane.
Segnali chimici.
Reazioni rapide.
Ma se un alveare entra in modalità difensiva permanente, accade qualcosa di preciso. Le api:
- riducono l’esplorazione;
- limitano l’uscita;
- reagiscono a stimoli minimi come se fossero minacce.
Il risultato?
L’alveare è protetto…
ma smette di nutrirsi.
La difesa, nata per salvare il sistema, inizia a consumarlo dall’interno.
Le api non “sanno” di sbagliare.
Stanno solo applicando troppo bene un meccanismo nato per situazioni eccezionali.
La nuova mappa
La mappa allora cambia radicalmente.
Il problema non è: “Sto sbagliando comportamento“
| Il problema è: Sto usando una strategia corretta in un contesto sbagliato, senza mai spegnerla. |
Il sabotaggio non è un atto.
È una rigidità.
Quando una strategia diventa l’unica possibile, perde adattività.
Come l’alveare:
la difesa continua non è sicurezza.
È isolamento.
Micro-spostamento strategico
Non cambiare comportamento.
Per una settimana, osserva cosa stai cercando di evitare ogni volta che “ti proteggi”.
Non correggere.
Non intervenire.
Solo nota:
- da cosa ti stai difendendo;
- cosa succederebbe se abbassassi la guardia del 5%.
Non di più.
Cinque.
Chiusura
Un sistema non muore per mancanza di difese.
Muore quando non sa più quando smettere di difendersi.
Un sistema che non rischia più non è prudente.
È già in ritirata.
La salute non è assenza di rischio.
È capacità di modulazione.
Come nell’alveare.
Come nella mente.
Riferimenti bibliografici
- G. Nardone, Watzlawick – L’arte del cambiamento
- Paul Watzlawick – Change
- Niklas Luhmann – Social Systems



